Educazione, sfida con tre protagonisti
Lo «smarrimento degli adulti», le forti richieste di aiuto da parte dei giovani «dietro le apparenti ribellioni » . Ma anche « la grande fiducia in questo decennio»: parole chiave che racchiudono nelle parole del cardinale Angelo Bagnasco tutto il senso della sfida educativa, tema ormai ineludibile dei nostri tempi, emergenza dalla quale «
È questa, allora, la grande domanda da cui gli adulti oggi sembrano essersi autoesonerati, spaventati da un ruolo che richiede un’autorevolezza alla quale non sono più pronti. « Come dice il Santo Padre - ha detto il presidente della Cei - i genitori si sentono smarriti, ostacolati soprattutto da tre fattori: primo, l’assolutizzazione della libertà individuale, che non è più un valore ma ‘il’ valore, anzi il mito assoluto, il dio dominante, di fronte al quale tutti gli altri valori, compresa la vita, devono essere bruciati». Secondo, la «sfiducia gravissima della ragione, per cui non può esistere più una verità assoluta… così è se vi pare », così l’isolamento dell’uomo diventa una morsa mortale e la società si trasforma in massa. «E la massa avverte l’arcivescovo di Genova - , si governa facilmente». Terzo, «questa aria di consumismo che non favorisce la cultura del dono, ma una mentalità edonista»: così ciò che è dedizione diventa più difficile, compresa l’educazione stessa. Tre le principali difficoltà della nostra epoca, dunque, ma anche tre le risposte sempre attuali, suggerite da Gesù nell’educare i discepoli: la dimensione dell’affetto («Venite in disparte e riposatevi», disse loro vedendoli stanchi), la dimensione veritativa («Io sono il pane della vita», disse loro, che pure non capirono ha spiegato Bagnasco - , « significa che non dobbiamo temere di annunciare le verità ‘altre’, anche se sappiamo che non saremo compresi » ), e la dimensione della serietà nell’impegno («Vai lontano da me, Satana», ammonisce Cristo a Pietro che lo distrae dai suoi progetti ). Una serietà che va chiesta all’educatore ma anche al ragazzo, « senza paura che si allontani».
Il pensiero debole - spiega Maria Antonietta Falchi Pellegrini, preside di Scienze Politiche all’università di Genova - è un’autocondanna che ci infliggiamo da dentro, rinunciando al nostro ruolo di adulti. E la crisi educativa «è prima di tutto culturale, affonda le sue radici in quel pragmatismo nato nel dopoguerra da una società che abbandonava il pensiero e le sue categorie per il mito dell’operatività e dell’efficientismo». Che fare allora? «Tornate a mettere al centro l’uomo e il suo spirito critico, ridargli il senso di ciò che vale davvero, educarlo a fare le sue scelte in maniera fondata ». Deve farlo la famiglia, ma anche la scuola, «oggi troppo dedita alla produttività, impegnata a insegnare ‘ come fare a’ anziché a rispondere alle domande di significato. Soprattutto occorre rieducare alla verità dei fatti». Un percorso che il volume dedicato alla ‘Sfida educativa’ propone a tutti gli attori sociali indistintamente - ricorda infine padre Mauro De Gioia moderando l’incontro - , perché « come ha detto l’editore Giuseppe Laterza, questo libro lo abbiamo voluto non nonostante siamo laici, ma perché lo siamo».
Lucia Bellaspiga – Avvenire, 10 marzo 2010