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	<title>Nella Piazza</title>
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	<description>il blog del Progetto Culturale</description>
	<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 16:24:20 +0000</pubDate>
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		<title>Premio Capri al libro «Dio oggi»</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 16:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diacoe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[libri]]></category>

		<category><![CDATA[questione di Dio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Premio Capri San Michele, giunto alla sua XXVII edizione, va al volume «Dio oggi» edito da Cantagalli, opera che raccoglie gli atti del convegno tenutosi nel dicembre 2009 a Roma a cura del Comitato per il Progetto culturale della Cei e presentata da Sergio Belardinelli. La giuria, presieduta da Francesco Paolo Casavola, ha scelto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><a href="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2010/03/copertina-dio-oggi.jpg" title="copertina-dio-oggi.jpg"><img align="right" width="248" src="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2010/03/copertina-dio-oggi.jpg" alt="copertina-dio-oggi.jpg" height="331" style="width: 243px; height: 300px" /></a>Il Premio Capri San Michele, giunto alla sua XXVII edizione, va al volume «Dio oggi» edito da Cantagalli, opera che raccoglie gli atti del convegno tenutosi nel dicembre <st1:metricconverter ProductID="2009 a" w:st="on">2009 a</st1:metricconverter> Roma a cura del Comitato per il Progetto culturale della Cei e presentata da Sergio Belardinelli. La giuria, presieduta da Francesco Paolo Casavola, ha scelto tra oltre ottanta opere presentate. Nel volume, che si apre con un messaggio di papa Benedetto XVI, sono presenti scritti dei cardinali Angelo Bagnasco, Camillo Ruini, Angelo Scola, di monsignor Gianfranco Ravasi, degli intellettuali Rémi Brague, Massimo Cacciari, Peter van Inwagen, Martin Novak, Roger Scruton, Robert Spaemann, George Coyne. Chiude il volume un testo di monsignor Rino Fisichella. La giuria ha inoltre assegnato il Premio Speciale a «L’ineludibile questione di Dio» di Pietro Barcellona e Francesco Ventorino (Marietti 1820).</p>
<p align="left">La cerimonia di consegna si tiene ad Anacapri il 25 settembre, preceduta dal convegno «Cultura e paesaggio».</p>
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		<title>Brescia porta in «piazza» la lettera pastorale</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 06:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diacoe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[arte e fede]]></category>

		<category><![CDATA[nelle diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Saranno gli ambiti mutuati dal Convegno ecclesiale 2006 di Verona a orientare il cammino di «Chiesa nella città», il secondo capitolo di «Agorà», il ciclo di iniziative che la diocesi di Brescia ha organizzato per presentare la nuova lettera pastorale del vescovo Luciano Monari. «Tutti siano una cosa sola», il documento che il vescovo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><a href="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2010/07/agora-brescia-2010.jpg" title="agora-brescia-2010.jpg"><img align="right" width="185" src="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2010/07/agora-brescia-2010.jpg" alt="agora-brescia-2010.jpg" height="377" style="width: 189px; height: 360px" /></a>Saranno gli ambiti mutuati dal Convegno ecclesiale 2006 di Verona a orientare il cammino di «Chiesa nella città», il secondo capitolo di «Agorà», il ciclo di iniziative che la diocesi di <strong>Brescia</strong> ha organizzato per presentare la nuova lettera pastorale del vescovo <strong>Luciano Monari</strong>. «Tutti siano una cosa sola», il documento che il vescovo di Brescia ha dedicato al tema della comunità, si misurerà tra il 30 agosto e il 5 settembre con le dimensioni quotidiane della relazione, dell’educazione, della fragilità, della cittadinanza, del lavoro e della festa.</p>
<p align="left">Diversi i piani e i linguaggi del confronto. Al momento tradizionale dell’incontro e del dialogo (quello del vescovo con i sacerdoti della diocesi il 31 agosto e l’1 settembre, con i religiosi e i catechisti il 4 settembre) si affiancheranno quelli della festa (piazza Loggia accoglierà prima i bambini, il 2 settembre e poi le famiglie, domenica 5) e altri di natura culturale come l’apertura del 30 agosto con l’inaugurazione di una mostra al Museo di Santa Giulia e le rappresentazioni teatrali in programma il 30 agosto (uno spettacolo tratto dalla stessa lettera di Monari), il 31 agosto e il 1° settembre. Saranno alcuni luoghi simbolo di Brescia ad ospitare «Chiesa nella città». A questi si affiancano altre due «agorà» significative come il carcere di Canton Mombello in cui il 3 settembre si affronterà con Monari il tema della fragilità nella città, e l’emittente locale Teletutto scelta dal vescovo per parlare di relazione con «i giovani di Facebook». Nella notte tra sabato 4 e domenica 5 settembre infine, in cinque chiese di Brescia si pregherà e si potrà riflettere con le meditazioni offerte da Valerio Onida, già presidente della Corte costituzionale, Elia Zamboni, vicedirettore de «Il Sole24ore», dei religiosi Gino Toppan e Ermes Ronchi.</p>
<p align="left" style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">Il programma dettagliato di «Chiesa nella città» è consultabile sul sito internet <a target="_blank" href="http://www.diocesi.brescia.it/agora">www.diocesi.brescia.it/agora</a>.</p>
<p>Massimo Venturelli – <em>Avvenire</em>, 27 agosto 2010</p>
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		<title>Gotti Tedeschi: «La crisi? Colpa del calo demografico»</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 06:08:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diacoe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[demografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ottengono la sufficienza gli strateghi anticrisi: Ettore Gotti Tedeschi, boccia chi, per risalire la china, ha scommesso su produttività e delocalizzazione, per non dire di quelli che hanno chiuso tutti e due gli occhi sulla crescita a de­bito. Per il presidente dello Ior, che è anche docente di economia politica e ieri si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><a href="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2010/08/gotti-tedeschi.jpg" title="gotti-tedeschi.jpg"><img align="right" width="255" src="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2010/08/gotti-tedeschi.jpg" alt="gotti-tedeschi.jpg" height="281" /></a>Non ottengono la sufficienza gli strateghi anticrisi: <strong>Ettore Gotti Tedeschi</strong>, boccia chi, per risalire la china, ha scommesso su produttività e delocalizzazione, per non dire di quelli che hanno chiuso tutti e due gli occhi sulla crescita a de­bito. Per il presidente dello Ior, che è anche docente di economia politica e ieri si è confrontato al Meeting con il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli e il direttore di Re­sPublica Phillip Blond, la crisi «nasce tra il ’75 e l’85, quando popolazione occidentale inizia a decrescere».</p>
<p align="left">Il crollo delle nascite è all’origine di (quasi) tutti i mali economici, com­presa l’abnorme pressione fiscale: «Nel <st1:metricconverter ProductID="1985, ha" w:st="on">1985, ha</st1:metricconverter> spiegato il banchiere cattolico, le tasse pesavano sul pil per il 30%, oggi siamo al 55%, in quanto senza sviluppo della popolazione au­mentano i costi fissi, visto che la pro­duttività ha dei limiti fisiologici». Se per uscirne bisogna «ritrovare la fidu­cia nella Provvidenza» - ma il mondo non sopporta lezioni di etica «tant’è vero che non ha accolto il messaggio della Humanae Vitae» ha puntualiz­zato - è tuttora pesante la zavorra del­le teorie contrarie alla crescita demo­grafia, dai neomaltusiani all’ecologi­smo che considera l’uomo «un can­cro » ambientale. Sotto questa pres­sione, il pil pro capite dei paesi ricchi in questi anni «è cresciuto solo perché si è fermata la crescita demografica ed è in calo dal <st1:metricconverter ProductID="2000 in" w:st="on">2000 in</st1:metricconverter> Cina e Giap­pone perché sono entrati nel ciclo e­conomico ». Un presente che Blond ha descritto così: «Centralizzazione massiccia dei poteri nello Stato e della ricchezza nel mercato. Quest’ultima si è ri­stretta al di sotto dell’uno per cento della popolazione». Con una paral­lela esplosione dell’insicurezza so­ciale e nessun rimedio in vista, par­ticolarmente dalla politica: «Destra e sinistra pari sono, due facce della stessa medaglia», ha spiegato l’e­sperto britannico. Il presidente del­lo Ior scuote la testa di fronte alle po­lemiche politiche. «Nessun governo è riuscito ad abbassare la pressione fiscale in questi anni per la semplice ragione che non è possibile in as­senza di crescita demografica». Altra conseguenza negativa è un’econo­mia dove i protagonisti si considera­no al di là del bene e del male dove «coloro che si arricchiscono di più non hanno rispetto per le persone» come sottolinea De Bortoli.</p>
<p align="left">Il banchiere ha ricordato che «nel cor­so degli ultimi trent’anni in Italia è di­minuita la popolazione giovane men­tre è cresciuta quella anziana e ciò si­gnifica meno gente che produce e più gente che usufruisce di pensione e sa­nità, cioè maggiori costi fissi. Un’eco­nomia può compensare questo pro­cesso in un modo solo: aumentando le tasse». Ma il nostro Paese, ha ag­giunto, «deve affrontare anche tre pec­cati originali della sua economia: lo statalismo inefficiente, le privatizza­zioni malfatte, i problemi creati nel momento in cui siamo entrati nel­l’euro ». Il presidente dello Ior ha fornito que­sta prospettiva di lavoro per il futuro: «invece di pensare a mettere a posto gli strumenti (finanza, controlli, go­vernance), bisogna rimettere a posto l’uomo - ha detto - . Si ridia all’uomo il vero ruolo nell’universo e nella na­tura. Il problema degli strumenti in­fatti è come vengono usati e questo dipende dal senso che dà loro l’uo­mo ». Ma «far ritrovare all’uomo il sen­so della vita è il compito dei preti: in­vece di insegnare politica e sociolo­gia, tornino a insegnare dottrina. La crisi di oggi dipende anche dal fatto che i preti non hanno insegnato dot­trina e l’uomo si è perso».</p>
<p align="left">Paolo Viana – Avvenire, 28 agosto 2010</p>
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		<title>«I giovani vogliono adulti veri»</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 08:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diacoe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Bagnasco]]></category>

		<category><![CDATA[educazione]]></category>

		<category><![CDATA[nelle diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Più che puntare il dito contro i giovani, tocca agli adulti «es­sere dei riferimenti umili e autorevoli», quando si parla di tra­dizioni e, soprattutto, in tema di e­ducazione. I giovani, infatti, si e­sprimono «con modi spesso indi­retti », che «richiedono da parte no­stra di essere raccolti con attenzio­ne e compresi». E noi «non possia­mo assistere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><a href="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2010/01/bagnasco-250110.jpg" title="bagnasco-250110.jpg"><img align="right" width="286" src="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2010/01/bagnasco-250110.jpg" alt="bagnasco-250110.jpg" height="278" style="width: 248px; height: 239px" /></a>Più che puntare il dito contro i giovani, tocca agli adulti «es­sere dei riferimenti umili e autorevoli», quando si parla di tra­dizioni e, soprattutto, in tema di e­ducazione. I giovani, infatti, si e­sprimono «con modi spesso indi­retti », che «richiedono da parte no­stra di essere raccolti con attenzio­ne e compresi». E noi «non possia­mo assistere rassegnati allo sbando della confusione valoriale che por­ta all’individualismo, che rinchiude ognuno in se stesso, uccide i rap­porti, impoverisce il vivere sociale». Il cardinale <strong>Angelo Bagnasco</strong> ha a­perto così, ieri, sera i festeggiamenti in onore della Madonna della Guar­dia, di cui oggi ricorre l’anniversa­rio della prima apparizione a Be­nedetto Pareto, il 29 agosto 1490. L’arcivescovo di Genova e presi­dente della Cei (nella foto a sinistra, alla celebrazione dello scorso an­no) si è recato al Santuario caro a tutti genovesi, sottolineando come su quella strada «hanno cammina­to per secoli le generazioni che ci hanno preceduto».</p>
<p align="left">Il pensiero del porporato si è rivol­to soprattutto ai giovani. «Non è ve­ro che le nuove generazioni di­sprezzano ciò che è stato, le tradi­zioni, la storia che ha radici antiche e ha generato frutti che ancora gu­stiamo. Essi non voglio­no – ha aggiunto Ba­gnasco – una storia che sia museo, puro anti­quariato senz’anima, un fantasma morto. Voglio­no una storia viva, che nasce ed è guidata da i­spirazioni alte, da ideali veri. E quin­di sempre viva e attuale anche se ricca di secoli. Non è forse, questo Santuario – ha fatto notare l’arcive­scovo di Genova –, un esempio di questo desiderio e di questa ricer­ca che attraversa l’anima dei giova­ni che non di rado si sentono orfa­ni pur avendo molto? Essi sono di­sorientati quando non vedono pun­ti di orientamento; ma questi pun­ti li desiderano e li cercano».</p>
<p align="left">Che cosa invece offrono in cambio gli adulti? Anziché dare punti di ri­ferimento, ha detto il cardinale, «il mondo degli adulti è a volte sofisti­cato, pieno di preconcetti e pregiu­dizi, pretende di costruire il futuro senza il passato, di poter guardare la storia con occhi sufficienti, di ri­tenere superato e vecchio ciò che è stato vissuto con frutto. E così – co­me succede in Europa – taglia il ra­mo su cui è seduto. È un peccato di presunzione e di miopia: come se camminare con intelligenza nel sol­co tracciato dall’esperienza di altri fosse umiliare se stessi anziché un riferimento e un aiuto per orien­tarci nella complessità contempo­ranea ». Di qui l’importanza della sfida e­ducativa che occuperà <st1:personname ProductID="La Chiesa" w:st="on">la Chiesa</st1:personname> i­taliana nel prossimo decennio. «Tutti abbiamo sempre bisogno di essere educati e di educarci: nessu­no è arrivato», ha ricordato Bagna­sco. Una operazione che richiede umiltà. «Invece ci scontriamo spes­so con l’orgoglio e la presunzione: questa zizzania, che non si estin­gue mai dal nostro campo interio­re, rende suscettibili per ogni più piccola cosa, per ogni soffio che non sia laudativo, che non riconosca i nostri meriti veri o presunti. Ci fa permalosi per ogni osservazione e contrasto alle nostre idee, ai nostri punti di vista, ostinati nei nostri programmi».</p>
<p align="left">Al contrario l’umiltà fa rima con l’intelligenza. «I giovani hanno bi­sogno di vedere negli adulti delle persone libere: non perché fanno ciò che vogliono a capriccio, se­condo gusti, voglie, interessi indi­viduali. Liberi perché non sono in­giusti, perché fanno ciò che è vero e buono, perché seguono le regole, perché osservano le leggi, fedeli al­la parola data e agli impegni as­sunti, decisi a fare il proprio dove­re sempre, fieri di poter tenere la te­sta alta davanti a tutti perché a po­sto con Dio e con la propria retta coscienza. In definitiva «onesti e giusti». Ieri in mattinata c’è stata anche <st1:personname ProductID="la Memoria" w:st="on">la Memoria</st1:personname> del principio, la supplica alla Vergine, il saluto alle Guardie del mondo e la processio­ne che ha preceduto <st1:personname ProductID="la Messa" w:st="on">la Messa</st1:personname> del cardinale Bagnasco, che oggi cele­brerà nel Santuario altre due Mes­se, una al mattino e l’altra al po­meriggio.</p>
<p align="left">Mimmo Muolo – <em>Avvenire</em>, 29 agosto 2010</p>
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		<title>Il Risorgimento tradito di Rosmini</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 08:40:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diacoe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[fede e società]]></category>

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		<description><![CDATA[I tre concetti principali, attorno ai quali si avvitava tutto il discorso sul «risorgimento» italiano, erano quelli di libertà, indipendenza, unità. La libertà era rivendicata all’interno dei singoli Stati, l’unità nei rapporti tra i vari Stati italiani, l’indipendenza rispetto agli Stati stranieri. Antonio Rosmini – come è emerso dal convegno sulla sua figura e l’unità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><a href="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2008/09/antonio-rosmini.jpg" title="antonio-rosmini.jpg"><img align="right" width="245" src="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2008/09/antonio-rosmini.jpg" alt="antonio-rosmini.jpg" height="280" style="width: 249px; height: 269px" /></a>I tre concetti principali, attorno ai quali si avvitava tutto il discorso sul «risorgimento» italiano, erano quelli di libertà, indipendenza, unità. La libertà era rivendicata all’interno dei singoli Stati, l’unità nei rapporti tra i vari Stati italiani, l’indipendenza rispetto agli Stati stranieri. Antonio Rosmini – come è emerso dal convegno sulla sua figura e l’unità d’Italia che si chiude oggi a Stresa – ne condivide il germe, cioè l’ispirazione di fondo. In comunione di idee con l’amico Manzoni e coi cattolici liberali del tempo, egli pensa che queste aspirazioni, mutuate dallo spirito illuministico della Rivoluzione francese e portate in Italia cinquant’anni prima da Napoleone, non siano una «febbre maligna» di tempi avversi, ma il ragionevole venire a galla di verità evangeliche. <st1:personname ProductID="La Chiesa" w:st="on">La Chiesa</st1:personname> ha sempre alimentato nel suo interno lo spirito di libertà fraternità uguaglianza dei popoli, ma l’angustia dei tempi e l’immaturità politica del passato non le hanno permesso di farlo fermentare. In particolare, la rivendicazione di questi diritti non era altro che il riconoscimento del valore della persona, della sua dignità di fine rispetto a tutto il resto, che era mezzo a servizio della sua perfezione. Stanno giungendo tempi nei quali il «principio di persona» o elemento civile, proprio del cristianesimo, si sarebbe imposto sul «principio di signoria», tipico dell’assolutismo pagano. Da qui il suo essere convinto costituzionalista. Condividere lo spirito delle nuove democrazie liberali, tuttavia, per lui non equivaleva ad accettare certi modi di promuoverlo nella società, modi che finivano con lo snaturarlo e addirittura col conservagli solo l’ideale maschera esterna, mentre nell’applicazione pratica rimanevano sostanzialmente illiberali. Per quanto riguarda l’unità del popolo italiano, egli nella «Filosofia della politica» aveva spiegato che ogni nazione deve promuovere non solo la parte esteriore del cittadino (il suo benessere, le sue ricchezze, ecc.), ma soprattutto la sua parte interiore, cioè il suo «appagamento» (contentezza, persuasa condivisione, fierezza di appartenenza, solidarietà, ecc.). Il cittadino è un insieme di corpo e di anima: non tenere conto di ambedue questi valori, privilegiare il suo corpo e tenere in un cono d’ombra la sua anima, significa servire un uomo «astratto», fornirgli una libertà ingannevole. Tra i due, è l’anima, lo spirito interiore di una nazione, quello che rende forte e compatta una nazione. Di conseguenza, se l’Italia aspirava ad essere una nazione integra, libera e indipendente, doveva far risorgere dalla sua storia passata tutte quelle ricchezze spirituali che per Gioberti costituivano il suo «primato morale e civile». Bisognava cioè che l’imminente unificazione avvenisse sul riconoscimento delle solide radici della storia d’Italia: un albero che «liberava» e valorizzava il capitale della nazione accumulato lungo i secoli. Era una visione ben diversa da quella socialista e repubblicana di un Mazzini e di un Garibaldi, come pure da quella di tutti i profeti delle nuove scienze e delle nuove tecniche. Movimenti, questi ultimi, che sognavano una nazione nuova, da edificare sulle ceneri del passato. Tra i valori passati da non sottovalutare vi erano quelli apportati dal cristianesimo. Per Rosmini bisognava smetterla con la visione distorta di una Chiesa quale apportatrice di oscurantismo e superstizione, nemica del progresso e della civiltà, tenacemente attaccata ai suoi privilegi ed al principio di autorità, ostile ad ogni forma di democrazia. Insomma, «non è senno politico, specialmente in questa difficile condizione del Paese, gettare semi di discordia fra <st1:personname ProductID="La Chiesa" w:st="on">la Chiesa</st1:personname> e lo Stato».</p>
<p align="left"><strong>Umberto Muratore</strong> – <em>Avvenire</em>, 28 agosto 2010</p>
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		<title>«Dobbiamo risvegliare la nostalgia di Dio»</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 07:38:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diacoe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scola]]></category>

		<category><![CDATA[fede e ragione]]></category>

		<category><![CDATA[questione di Dio]]></category>

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		<description><![CDATA[Patriarca Scola, Il Meeting sostiene che il nostro cuore desidera cose grandi; ma l’uomo postmoderno, secolarizzato, laicizzato, può davvero desiderare Dio? 
Il desiderio umano - ci risponde il Patriarca di Venezia al termine dell’incontro su Chiesa e postmodernità seguito da migliaia di persone - è il tendere di tutto il mio io all’incontro con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2010/08/scola-meeting-2010.jpg" title="scola-meeting-2010.jpg"><img align="right" width="316" src="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2010/08/scola-meeting-2010.jpg" alt="scola-meeting-2010.jpg" height="208" style="width: 269px; height: 212px" /></a>Patriarca Scola, Il Meeting sostiene che il nostro cuore desidera cose grandi; ma l’uomo postmoderno, secolarizzato, laicizzato, può davvero desiderare Dio?</strong> <o:p></o:p></p>
<p align="left">Il desiderio umano - ci risponde il Patriarca di Venezia al termine dell’incontro su Chiesa e postmodernità seguito da migliaia di persone - è il tendere di tutto il mio io all’incontro con il mondo reale. Possiamo tendere a obiettivi fallaci ma, come Agostino scrive, &#8220;Tu ci hai creati per te ed il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te&#8221;. Cuore è la parola giusta per dire  desiderio: permette di volgerci con affetto a ciò che non si possiede, alle &#8220;cose grandi&#8221; richiamate dal Meeting, e nulla vi è di più grande di Dio, al punto che non si trova pace finché non si riposa in Lui. Ogni altro desiderio che tesse la trama quotidiana dell’umana esperienza - il desiderio di avere la vita salva, di amare e di essere amato, di edificare la città - rinvia &#8220;più in là&#8221;.</p>
<p><strong>La tradizione giudaico-cristiana è stata di fatto rinnegata dall’Unione europea e in Italia  periodicamente si riapre la guerra sui crocifissi nelle aule scolastiche. Per la società, come si diceva una volta, Dio è morto?<o:p></o:p></strong></p>
<p align="left">Fino a quindici anni fa si parlava dell’eclissi di Dio ma nella post-modernità, che si è aperta con la caduta dei muri, la domanda oggi non si pone più termini &#8220;Esiste Dio?&#8221; ma &#8220;Come averne notizia?&#8221;. Per parlare di Dio all’uomo post-moderno occorre domandarsi se c’è una &#8220;familiarità&#8221; con lui e io ritengo che la convinzione che Dio si è fatto conoscere e si è reso familiare perché si è compromesso con la storia degli uomini sia nel DNA della mentalità occidentale. Per questo, puntualmente, riaffiora nel reale la grammatica attraverso cui il Dio che si è coinvolto con la storia continua a darci notizia della sua presenza tra noi. Diceva Wojtyla: &#8220;Eppure esiste qualcosa che può essere chiamato esperienza comune dell’uomo&#8221;.</p>
<p><strong>Quindi è possibile parlare di Dio anche alla politica?<o:p></o:p></strong></p>
<p align="left">Il politico - come tutti - deve guardarsi dal rischio di inseguire gli idoli. Elliot diceva che gli uomini si illudono di poter costruire sistemi così perfetti che evitino loro di essere buoni.</p>
<p><strong>Il federalismo rientra tra questi?<o:p></o:p></strong></p>
<p align="left">Il federalismo è buona cosa se è un metodo, perché allora non può rompere l’unità del Paese ma solo valorizzarla. Ci vogliono però dei momenti di verifica: un metodo è valido se è efficace, se consente all’economia di ottenere il massimo risultato con i minimi mezzi, e se rispetta i criteri di giustizia. Il Nord non può crescere a scapito del Sud ma l’egualitarismo spesso provoca ingiustizie.</p>
<p><strong>Il respingimento degli immigrati è un’ingiustizia?<o:p></o:p></strong></p>
<p align="left">Paolo VI definì <st1:personname ProductID="La Chiesa" w:st="on">la Chiesa</st1:personname> una realtà etnica sui generis: l’accoglienza rappresenta un dovere per noi, ma i soggetti in campo sono almeno tre. Oltre alla Chiesa che pratica la carità, ci sono le istituzioni che devono dare una risposta organizzata al fenomeno, risposta che dev’essere europea e prevedere anche dei limiti. Evitiamo scontri tra rigidisti e buonisti: la responsabilità del governo è oggettiva, così come <st1:personname ProductID="la Caritas" w:st="on">la Caritas</st1:personname> ha il dovere di prendersi cura anche dei clandestini, nel rispetto delle leggi. Il terzo soggetto è la società civile, ancora forte e vitale checchè dicano certi politologi. L’Italia ha la più ricca e articolata società civile dell’Europa: è lì che deve avvenire l’integrazione.</p>
<p><strong>Se tutto è così semplice e chiaro, perché non riusciamo a &#8220;desiderare cose grandi&#8221;?<o:p></o:p></strong></p>
<p align="left">La difficoltà principale sta in questo: la nostra epoca è contraddistinta da un individualismo psicologico e sociale di vasta portata che rende fragili i rapporti umani, specialmente la trasmissione del significato della vita tra le generazioni. Nel post-moderno l’individualismo è inteso in senso neutro, né buono né cattivo, è meccanica ed ossessiva attenzione al valore singolare dell’uomo come singolo autonomo e separato.</p>
<p><strong>Con quali conseguenze sociali?<o:p></o:p></strong></p>
<p align="left">Il fatto che in Occidente l’età della morte si sia elevata di molto e in breve tempo ha fatto sì che il figlio sia diventato il prodotto di una riduttiva aspirazione soggettiva e ciò ha riformulato la percezione che le persone hanno di se stesse: non si sentono più chiamate a far parte della catena delle generazioni, ma anzitutto a realizzare la propria autonomia; non si considerano più responsabilmente inserite in un tessuto di compiti e doveri, ma in una trama di voglie e aspirazioni.</p>
<p><strong>Il quoziente famigliare aiuterebbe a raddrizzare la rotta?<o:p></o:p></strong></p>
<p align="left">L’idea che sta dietro il quoziente famigliare rappresenta un’istanza sacrosanta: o questo Paese si decide a darsi una politica famigliare veramente preveggente oppure ci renderemo responsabili di un’involuzione sociale molto pericolosa perchè la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna  aperto alla vita è la base per ricostruire il Paese. Certo, il crollo degli assoluti mondani renderà più evidente il vuoto dell’individualismo e sarà soprattutto su questo terreno che prenderà forma la proposta della familiarità di Dio con noi, che potrà fiorire solo grazie alla paziente ricostruzione di relazioni buone e pratiche virtuose. Non se ne esce facendo geremiadi, servono testimoni che risuscitino la nostalgia di Dio - la santità -. E <st1:personname ProductID="La Chiesa" w:st="on">la Chiesa</st1:personname> - al di là dei limiti del suo personale - è il popolo dei testimoni.</p>
<p><strong>Proprio qui, a Rimini, nel 2004 con l’incontro Bignardi-Cesana il laicato cattolico ha ritrovato la sua unità. Ora c’è chi sostiene che il clima sia cambiato e parla di un nuovo dualismo progressisti-conservatori. Cosa ne pensa?<o:p></o:p></strong></p>
<p align="left">Negli ultimi sei-sette anni, dopo il grande sforzo di Giovanni Paolo II e le riflessioni ecclesiologiche di Benedetto XVI, la situazione all’interno della Chiesa è prevalentemente orientata all’unità: le chiese locali adottano uno stile di collaborazione e la consulta dei laici è un luogo di incontro per tutti. Quello tra  Bignardi e Cesana non era un incontro simbolico, rappresentava un indirizzo preciso: la pluriformità dentro l’unità ecclesiale. E quell’unità regge ancora. Diverso il discorso sulla presenza dei cattolici in politica, ma proprio chi ci richiama spesso a tenere ben distinti i due ambiti non dovrebbe fare confusione&#8230;</p>
<p><strong>In politica i cattolici che militano nei diversi schieramenti possono desiderare cose grandi insieme?<o:p></o:p></strong></p>
<p align="left">Chi si impegna in politica deve dimostrare che la fede nel Dio incarnato incide anche nella vita quotidiana, dalla sessualità alla edificazione di una società plurale, alla bioetica, temi da affrontare in confronto con gli altri soggetti che animano la società plurale. E qui deve iniziare una nuova stagione dell’impegno politico, come quella auspicata dal Papa e dal cardinal Bagnasco. Servono meno adulti chierichetti dietro l’altare e più adulti coscienti della propria fede nella realtà politica, economica e sociale del nostro Paese.</p>
<p align="left">Paolo Viana – <em>Avvenire</em>, 26 agosto 2010</p>
<p align="left"><a target="_blank" href="http://angeloscola.it/">Qui </a>il testo integrale dell’intervento del card. Scola al meeting di Rimini</p>
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		<title>In verità e libertà</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 07:02:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diacoe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[fede e società]]></category>

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		<description><![CDATA[“Antonio Rosmini e il problema storico dell’unità d’Italia”. Su questo tema si tiene a Stresa (Vb), fino al 28 agosto, l’XI corso dei Simposi rosminiani. A promuovere l’iniziativa, che conta oltre trecento partecipanti, il Centro internazionale di studi rosminiani, in collaborazione con il Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei. “Questo undicesimo corso – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><a href="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2008/09/antonio-rosmini.jpg" title="antonio-rosmini.jpg"><img align="right" width="258" src="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2008/09/antonio-rosmini.jpg" alt="antonio-rosmini.jpg" height="297" style="width: 262px; height: 279px" /></a>“Antonio Rosmini e il problema storico dell’unità d’Italia”. Su questo tema si tiene a Stresa (Vb), fino al 28 agosto, l’XI corso dei <strong>Simposi rosminiani</strong>. A promuovere l’iniziativa, che conta oltre trecento partecipanti, il Centro internazionale di studi rosminiani, in collaborazione con il Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei. “Questo undicesimo corso – spiegano i promotori - si propone di contribuire alle celebrazioni in corso del 150° dell’unità d’Italia nello spirito di uno dei maggiori protagonisti del Risorgimento italiano, Antonio Rosmini”. I “Simposi rosminiani” nascono nel 2000 come continuazione della “Cattedra Rosmini”, la quale, fondata da Michele Federico Sciacca nel <st1:metricconverter ProductID="1967, ha" w:st="on">1967, ha</st1:metricconverter> svolto il compito di riportare la voce di Rosmini nel dialogo intellettuale contemporaneo. Essi si propongono di offrire a quelli che Rosmini chiama “amici della verità” e promotori di “carità intellettuale” un luogo, in cui poter approfondire, in piena libertà di spirito e con rispetto delle diversità, la soluzione dei problemi urgenti che si affacciano sul terzo millennio.</p>
<p align="left"><strong>Chiesa e unità d’Italia.</strong> I lavori del corso sono iniziati, il 25 agosto, con l’intervento di <strong>Francesco Bonini</strong>, coordinatore scientifico del Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei e direttore del Dipartimento di storia e critica della politica dell’Università di Teramo, sul tema “<st1:personname ProductID="La Chiesa" w:st="on">La Chiesa</st1:personname> italiana di oggi, di fronte alle dinamiche dell’unità”. “Paradossalmente – ha detto Bonini - sembra prendere più iniziativa <st1:personname ProductID="La Chiesa" w:st="on">la Chiesa</st1:personname>, che l’unità subì, piuttosto che lo Stato, che dell’unità fu il risultato”. In ogni caso, ha sostenuto Bonini, “come lo stesso card. Biffi aveva scritto in un libricino puntuto del 1999, il Risorgimento non può ricevere, entro la lunga storia d’Italia, una valutazione negativa. Noi anzi ameremmo qualificarlo come provvidenziale”.</p>
<p align="left"><strong>Conoscere la storia.</strong> A <strong>Francesco Casavola</strong>, presidente emerito della Corte costituzionale, è toccato il compito di tenere la prolusione per l’apertura del corso. “L’unità morale degli italiani” il tema della prolusione. Facendo un excursus storico, partendo dai tempi del fascismo, Casavola ha ricordato che l’11 dicembre <st1:metricconverter ProductID="1947 in" w:st="on">1947 in</st1:metricconverter> un ordine del giorno l’Assemblea costituente esprimeva “il voto che la nuova Carta costituzionale trovi senza indugio adeguato posto nel quadro didattico della scuola di ogni ordine e grado, al fine di rendere consapevole la giovane generazione delle raggiunte conquiste morali e sociali che costituiscono ormai sacro retaggio del popolo italiano”. Secondo il presidente emerito della Corte costituzionale, “la storia d’Italia è stata anche una storia tragica. Averla potuta conoscere avrebbe potuto aiutare a non ripetere errori, che non sono mai dovuti ad un fato invincibile”. “Come si mantiene viva la memoria dei sacrifici in vite umane, in sofferenze delle famiglie, in ingiusti destini, per poi richiedere speranza e plebiscito quotidiano, se la storia tace, se i media si dividono tra verità e menzogne?”, si è chiesto.</p>
<p align="left"><strong>Il bene comune.</strong> A giudizio di Casavola, “l’ispirazione personalista e comunitaria della Costituzione del 1948 era dovuta ad una ritrovata unità morale, e poteva conservarla sotto forme di un patriottismo costituzionale, che va risuscitato oggi, per impedire che da prassi e progetti di riforme si realizzi l’eversione totale dell’impianto etico, politico e giuridico della Costituzione del <st1:metricconverter ProductID="1948”" w:st="on">1948”</st1:metricconverter>. Per il presidente emerito della Corte costituzionale, “il secondo fattore di difesa dell’unità morale degli italiani sta nella dottrina cristiana del bene comune”, ma “le riforme del riconoscimento, della protezione e della promozione dei diritti umani sono complicati dai regimi politici, dai processi di globalizzazione sottratti alle sovranità degli Stati”. Inoltre, “i contenuti dei diritti umani per la loro onnicomprensività possono essere contrastati dallo sviluppo delle tecnologie e delle scienze. I diritti umani di ultima generazione, alla qualità della vita, all’ambiente e alla pace sono sintomatici della criticità della soglia cui è giunta la sempre più esigente meta del bene comune”. L’enciclica “Caritas in veritate” di Benedetto XVI risponde “alle dinamiche di trasformazione della condizione umana nel nuovo millennio”.</p>
<p align="left"><strong>La buona battaglia.</strong> “<st1:personname ProductID="La Chiesa" w:st="on">La Chiesa</st1:personname> – ha aggiunto Casavola - non ha un ruolo nelle decisioni politiche. Investe del suo messaggio di verità e di salvezza le coscienze personali. Dovranno essere i credenti a compiere in totale libertà, scelte di vita personale e sociale, e dunque anche politiche, coerenti con quel messaggio”. La politica “non deve diventare un’insana libidine di potere, né deve essere disdegnata per i continui attentati cui dà luogo alle coscienze oneste. È per i cristiani una forma di carità, appunto per realizzare quel bene comune, privato di ogni egoismo e di ogni ingiustizia. Questa è l’armatura con cui combattere la buona battaglia contro quanti vogliono dividere gli italiani”. “Se sarà ben combattuta non con uno schieramento contro un altro, ma con la persuasione e il buon esempio da amico ad amico, da concittadino a concittadino, farà rinascere quella unità morale, che stiamo perdendo”, ha concluso Casavola.</p>
<p align="left"><em>Sir</em>, 26 agosto 2010</p>
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		<title>“Non abbiate mai paura della Verità”</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 06:52:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diacoe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>

		<category><![CDATA[fede e ragione]]></category>

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		<description><![CDATA[“Come sapete, anch’io sono legato in modo speciale ad alcune figure di Santi: tra queste, oltre a san Giuseppe e san Benedetto dei quali porto il nome, e ad altri, c’è sant’Agostino, che ho avuto il grande dono di conoscere, per così dire, da vicino attraverso lo studio e la preghiera e che è diventato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><a href="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2008/03/agostino-ippona.jpg" title="agostino-ippona.jpg"><img align="right" width="231" src="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2008/03/agostino-ippona.jpg" alt="agostino-ippona.jpg" height="347" /></a>“Come sapete, anch’io sono legato in modo speciale ad alcune figure di Santi: tra queste, oltre a san Giuseppe e san Benedetto dei quali porto il nome, e ad altri, c’è <strong>sant’Agostino</strong>, che ho avuto il grande dono di conoscere, per così dire, da vicino attraverso lo studio e la preghiera e che è diventato un buon &#8220;compagno di viaggio&#8221; nella mia vita e nel mio ministero. Vorrei sottolineare ancora una volta un aspetto importante della sua esperienza umana e cristiana, attuale anche nella nostra epoca in cui sembra che il relativismo sia paradossalmente la &#8220;verità&#8221; che deve guidare il pensiero, le scelte, i comportamenti.</p>
<p align="left">Sant’Agostino è un uomo che non è mai vissuto con superficialità; la sete, la ricerca inquieta e costante della Verità è una delle caratteristiche di fondo della sua esistenza; non, però, delle &#8220;pseudo-verità&#8221; incapaci di dare pace duratura al cuore, ma di quella Verità che dà senso all’esistenza ed è &#8220;la dimora&#8221; in cui il cuore trova serenità e gioia. Il suo, lo sappiamo, non è stato un cammino facile: ha pensato di incontrare <st1:personname ProductID="la Verità" w:st="on">la Verità</st1:personname> nel prestigio, nella carriera, nel possesso delle cose, nelle voci che gli promettevano felicità immediata; ha commesso errori, ha attraversato tristezze, ha affrontato insuccessi, ma non si è mai fermato, non si è mai accontentato di ciò che gli dava solamente un barlume di luce; ha saputo guardare nell’intimo di se stesso e si è accorto, come scrive nelle Confessioni, che quella Verità, quel Dio che cercava con le sue forze era più intimo a sé di se stesso, gli era stato sempre accanto, non lo aveva mai abbandonato, era in attesa di poter entrare in modo definitivo nella sua vita (cfr III, 6, 11; X, 27, 38). Come dicevo a commento del recente film sulla sua vita, sant’Agostino ha capito, nella sua inquieta ricerca, che non è lui ad aver trovato <st1:personname ProductID="la Verità" w:st="on">la Verità</st1:personname>, ma <st1:personname ProductID="la Verità" w:st="on">la Verità</st1:personname> stessa, che è Dio, lo ha rincorso e lo ha trovato (cfr L’Osservatore Romano, giovedì 4 settembre 2009, p. 8). Romano Guardini commentando un brano del capitolo terzo delle Confessioni afferma: sant’Agostino comprese che Dio è &#8220;gloria che ci getta in ginocchio, bevanda che estingue la sete, tesoro che rende felici, […egli ebbe] la pacificante certezza di chi finalmente ha capito, ma anche la beatitudine dell’amore che sa: Questo è tutto e mi basta&#8221; (Pensatori religiosi, Brescia 2001, p. 177).</p>
<p align="left">Cari fratelli e sorelle, vorrei dire a tutti, anche a chi è in un momento di difficoltà nel suo cammino di fede, a chi partecipa poco alla vita della Chiesa o a chi vive &#8220;come se Dio non esistesse&#8221;, di non avere paura della Verità, di non interrompere mai il cammino verso di essa, di non cessare mai di ricercare la verità profonda su se stessi e sulle cose con l’occhio interiore del cuore. Dio non mancherà di donare Luce per far vedere e Calore per far sentire al cuore che ci ama e che desidera essere amato”.</p>
<p align="left"><strong>Benedetto XVI</strong>, <em>Udienza generale</em>, 25 agosto 2010</p>
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		<title>Rosmini e le armi contro l&#8217;omologazione</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 09:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diacoe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Bagnasco]]></category>

		<category><![CDATA[fede e società]]></category>

		<category><![CDATA[questione antropologica]]></category>

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		<description><![CDATA[È il titolo dell’intervista al card. Angelo Bagnasco, presidente della CEI, apparsa il 21 agosto scorso sulle colonne dell’Osservatore Romano, a cura di Roberto Cutaia. Nel rispondere alle domande del giornalista, il cardinale parla anche del progetto culturale, richiamando la centralità della questione antropologica in esso e nel panorama odierno. Ecco il testo integrale dell’intervista.
Abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><a href="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2009/04/bagnasco-al-forum.jpg" title="bagnasco-al-forum.jpg"><em><img align="right" width="235" src="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2009/04/bagnasco-al-forum.jpg" alt="bagnasco-al-forum.jpg" height="198" style="width: 266px; height: 180px" /></em></a><em>È il titolo dell’intervista al card. <strong>Angelo Bagnasco</strong>, presidente della CEI, apparsa il 21 agosto scorso sulle colonne dell’Osservatore Romano, a cura di Roberto Cutaia. Nel rispondere alle domande del giornalista, il cardinale parla anche del progetto culturale, richiamando la centralità della questione antropologica in esso e nel panorama odierno. Ecco il testo integrale dell’intervista.</em></p>
<p align="left">Abbiamo incontrato a Stresa l&#8217;arcivescovo metropolita di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, in occasione del 155esimo anniversario del dies natalis del beato Antonio Rosmini.</p>
<p><strong>È la prima volta che viene qui?</strong> <o:p></o:p></p>
<p align="left">Sono già stato nel Verbano Cusio Ossola altre volte:  in particolare, quando ero sacerdote, insieme con dei confratelli usavo trascorrere qualche giornata di ferie in Formazza.</p>
<p><strong>Il suo primo approccio con Rosmini e i rosminiani?</strong> <o:p></o:p></p>
<p align="left">Ai tempi dell&#8217;università. Sono laureato in filosofia, ho studiato a Genova e ho avuto l&#8217;occasione di conoscere l&#8217;opera di Rosmini del cui pensiero, tra l&#8217;altro, mi ero appassionato.</p>
<p><strong>La causa della perdita di senso dell&#8217;educazione in generale potrebbe essere, a suo avviso, il venir meno l&#8217;esperienza metafisica?</strong> <o:p></o:p></p>
<p align="left">Certamente, se per metafisica intendiamo il fondamento delle cose e quindi anche della persona. Se non c&#8217;è fondamento non ci può neppure essere educazione. L&#8217;educazione è la formazione graduale della persona, ma bisogna sapere chi è la persona nella sua sostanza, nel suo fondamento, per poter educare la persona stessa.</p>
<p><strong>Quindici anni fa, in occasione del congresso ecclesiale di Palermo, si diede vita al progetto culturale della Chiesa italiana. Un pensatore come Rosmini, oggi, potrebbe collocarsi all&#8217;interno di questo progetto?</strong> <o:p></o:p></p>
<p align="left">Rosmini ha voluto creare un sistema filosofico completo sul filo di san Tommaso, quindi sul filo della tradizione della Chiesa, in dialogo con il mondo moderno, che privilegia l&#8217;aspetto della soggettività. Rosmini ha cercato, con grande frutto, di far incontrare l&#8217;antica tradizione perenne e mai superata di Tommaso con il pensiero di Agostino, con l&#8217;importanza del soggetto che conosce la realtà stessa.</p>
<p><strong>Come collocare il pensiero rosminiano all&#8217;interno della storia della Chiesa?</strong> <o:p></o:p></p>
<p align="left">Rappresenta uno snodo importantissimo del progetto culturale della Chiesa italiana, che ha come centro l&#8217;uomo in tutte le sue dimensioni. Il progetto culturale si identifica con la questione antropologica che sta alla base di tutti i campi del sapere e del sociale della vita privata e della vita pubblica: l&#8217;etica, la politica, la finanza, l&#8217;economia, la famiglia e altri ambiti. Il nodo di fondo, dal punto di vista teoretico razionale, sta proprio nell&#8217;aspetto metafisico, nel fondamento della persona.</p>
<p><strong>A proposito di unità della persona, il progetto politico di federalismo di Rosmini è attuale?</strong> <o:p></o:p></p>
<p align="left">La molteplicità, in tutti i campi, è una ricchezza se costruisce l&#8217;unità; se invece disgrega e allontana, allora non diventa più un valore ma un disvalore. Si vorrebbe, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, che le specificità delle persone, come delle culture e delle regioni, diventino una ricchezza per il bene dell&#8217;insieme, un bene che deve essere reale per tutti.</p>
<p><strong>Anche i cattolici, oggi, sono chiamati a fare i conti con la crisi di valori?</strong> <o:p></o:p></p>
<p align="left">Ce lo ricorda anche il Papa, il quale ci richiama a una maggiore attenzione, perché certe forme culturali dominanti che si respirano attraverso i mezzi di comunicazione, attraverso modelli di comportamento, toccano e possono toccare tutti:  credenti e non credenti, cattolici e non cattolici; nessuno è esente da questo clima di possibile contaminazione che potrebbe impoverire strada facendo la fede, ma soprattutto il comportamento degli stessi cristiani. Perché non dobbiamo essere del mondo, dice Gesù, ma siamo nel mondo, essere nel mondo vuol dire essere esposti a tutte le pressioni o tensioni e sollecitazioni che conosciamo.</p>
<p><strong>L&#8217;arma per far crescere se stessi e non lasciarsi omologare dalla mentalità dominante resta ancora oggi la preghiera.</strong> <o:p></o:p></p>
<p align="left">La preghiera è il contatto con Dio, e Dio è <st1:personname ProductID="la Verit￠" w:st="on">la Verità</st1:personname>; certamente bisogna dedicare tempo alla preghiera, ognuno secondo la propria vocazione, e accostare quei mezzi che la liturgia, e innanzitutto il Signore, ci hanno messo a disposizione:  il Vangelo, il libro dei Salmi e tutte le altre pratiche di pietà che vengono scelte. Sono modalità, queste, che ci aiutano a incontrare la verità di Dio e dell&#8217;uomo.</p>
<p><strong>Oggi parlare di affidamento alla volontà di Dio sembra obsoleto. Forse manca l&#8217;esperienza dell&#8217;amore di Dio?</strong> <o:p></o:p></p>
<p align="left">Se noi credessimo veramente, totalmente, che Dio ci ama, è chiaro che vivremmo la storia personale e universale con una prospettiva e con un atteggiamento a volte più responsabile, più positivo. Bisogna credere veramente che Dio ci ami:  ciò ha il potere di cambiare la vita.</p>
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		<title>Mobilitiamo la speranza per non rimpicciolire il nostro cielo</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 07:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diacoe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Crociata]]></category>

		<category><![CDATA[fede e società]]></category>

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Quale significato ha l’odierna festa mariana, posta quasi come spartiacque nel cuore dell’estate? Che cosa significa celebrare l’Assunta per noi ferragostani, gelosi difensori di un senso tanto acuto quanto ambiguo della nostra personale singolarità? Se, in positivo, tale percezione vede accresciuti, infatti, il riconoscimento e la promozione della dignità e della libertà di ciascuno, all’opposto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8" /><meta name="ProgId" content="Word.Document" /><meta name="Generator" content="Microsoft Word 9" /><meta name="Originator" content="Microsoft Word 9" /></p>
<p align="left"><o:p></o:p><a href="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2009/03/mons-crociata.jpg" title="mons-crociata.jpg"><img src="http://spazioblog.progettoculturale.it/wp-content/uploads/2009/03/mons-crociata.jpg" alt="mons-crociata.jpg" width="261" align="right" height="278" /></a>Quale significato ha l’odierna festa mariana, posta quasi come spartiacque nel cuore dell’estate? Che cosa significa celebrare l’Assunta per noi ferragostani, gelosi difensori di un senso tanto acuto quanto ambiguo della nostra personale singolarità? Se, in positivo, tale percezione vede accresciuti, infatti, il riconoscimento e la promozione della dignità e della libertà di ciascuno, all’opposto è ferita da un individualismo che ci isola, ci divide ed esaspera i conflitti. In un tempo di esaltazione dell’autonomia e della libertà individuale, impera sottovalutato un pensiero unico, pervasivamente diffuso dalla cultura della comunicazione nel suo intreccio con le esigenze del mercato e del consumo. A uscirne umiliata non è soltanto la corporeità, ma anche l’interiorità della persona. Questa deriva è riconoscibile nello spreco di vita, di tempo, di risorse e di possibilità, che si verifica quando ci si chiude nel circolo vizioso della smania di evasione, di piacere, di divertimento a tutti i costi, noncuranti dei drammi che si consumano dietro l’angolo, se non addirittura che si arrecano.</p>
<p align="left">Analogamente avviene quando, nella gestione della cosa pubblica, la lotta a difesa di interessi personali o di gruppo si trasforma in uno scontro di veti incrociati, che paralizzano la ricerca del bene comune; o quando, nell’esercizio di una responsabilità o nell’espletamento di un compito all’interno di un’organizzazione sociale, il sottrarsi al proprio dovere vanifica prestazioni e servizi attesi e sperati. Sono, questi, solo alcuni casi tipici di un andazzo che rimpicciolisce il nostro cielo, rendendo irrespirabile la convivenza. Diventa allora comodo scaricare responsabilità e colpe sugli altri, o illudersi che basti una sterile elaborazione di formule, in realtà raramente idonee ad affrontare e risolvere i problemi.</p>
<p align="left">Come uscire da tale situazione? Bisognerebbe innanzitutto intendere l’indole spirituale del malessere che ci affligge: siamo poveri di idealità, di pensiero, di orizzonti, di speranza. Non bastano tecniche e programmi, peraltro necessari; ci vogliono persone rinnovate, come ci ricorda Benedetto XVI: «Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello del bene comune».Proprio Maria, associata in modo unico e singolare alla vittoria del suo Figlio sul male e sulla morte, è la prima cellula di una nuova umanità. Infatti, non ci indica solo la meta del nostro andare, ma anche la via da seguire per raggiungerla. Il Magnificat è il canto di coloro che sanno vivere il primato della lode e della riconoscenza, e abbracciare il senso positivo della dignità di ogni singola persona umana, per interpellarla direttamente nella sua coscienza e innescare un movimento di redenzione dal disagio che ammorba la vita di tutti.</p>
<p align="left">Solo un simile sguardo ci fa crescere, propiziando una mobilitazione interiore della persona e il superamento di ogni forma di isolamento, così da riconoscersi nella rete di solidarietà umana in cui siamo costituiti per nascita e destino. Si tratta di ripartire da coscienze e interiorità nutrite di relazioni significative per far sorgere rinnovate aggregazioni sociali. Dobbiamo imparare a scrutare ciò che avviene nel tessuto molecolare di una società che custodisce riserve e fermenti di comunione, e spesso sente il bisogno di proteggersi dal chiasso superficiale e dalla dispersione caratteristica della spettacolarizzazione di massa. In quei fermenti troviamo, insieme a un segno di speranza, l’invito a coltivare l’arte di rientrare in se stessi e scoprire inedite possibilità di incontro e di alleanza per trasformare dal di dentro una società che appare a volte insensata.</p>
<p align="left"><strong>Mons. Mariano Crociata</strong> – Avvenire, 15 agosto 2010</p>
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