logo FIIl Convegno ecclesiale nazionale di Firenze è già iniziato in libreria. Sono numerosi, infatti, i volumi pubblicati negli ultimi mesi sul «nuovo umanesimo » posto al centro dei lavori. Un tema che, come scrive il vescovo Nunzio Galantino nella prefazione a Le beatitudini. Vangelo del nuovo umanesimo, invita tutta la comunità cristiana «a chiedersi che cosa oggi significhi essere uomini e che cosa aiuti a divenirlo ». Il libro, ad opera delle Edizioni Messaggero di Padova, ospita le riflessioni dei docenti Adriano Fabris, Chiara Giaccardi, Simone Morandini, membri della giunta preparatoria del Convegno, e di Fabio Scarsato, direttore del Messaggero di Sant’Antonio.

Il discorso della montagna è visto come il manifesto dell’umanesimo cristiano: «Le beatitudini – riconosce Fabris – sono il modo in cui uomini e donne possono attuare pienamente la loro umanità». Per ciascuna di esse, dopo un essenziale inquadramento biblico, è offerta un’attualizzazione nel contesto del continente digitale, pervaso di promesse e di opportunità. Alla riflessione fa seguito il racconto di esperienze tratte dalla quotidianità della vita familiare e parrocchiale. «Le beatitudini sono un grande esercizio di libertà», riassume Giaccardi. Una proposta attraversata dal paradosso dell’essere riempiti svuotandosi, non puntando tutto sulla propria autonomia, ma scommettendo su una scelta «insieme semplice e difficilissima: l’affidamento, che poi è il principio della fede».

Le cinque «azioni» emerse nel cammino preparatorio al Convegno ecclesiale sono il filo conduttore de Il giardino del principio. Cinque vie per un nuovo umanesimo in famiglia, in uscita a settembre per le edizioni Città Nuova. A firmare il testo è don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per la pastorale della famiglia. L’appuntamento di Firenze si snoda attorno a cinque verbi, scelti in risposta alle sollecitazioni di papa Francesco: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. Nella sua riflessione, don Gentili cerca di rendere queste proposte delle «vie familiari», capaci di trasformare la Chiesa in un’esperienza di famiglia, di fraternità, di maternità e di paternità. L’intento dell’autore è quello di «offrire una carezza alle famiglie che sono in Italia, con la consapevolezza che proprio loro, con le gioie e le fatiche quotidiane, sono la più idonea palestra per allenarsi al nuovo umanesimo». Se è vero, come ama ricordare il Papa, che per educare un uomo occorre un intero villaggio, allora «la questione vera è scoprire le radici sponsali della persona umana, costruendo il villaggio dell’umano», in cui annunciare la verità sull’uomo, restituire dignità alle famiglie e curare le ferite di una cultura che mira a cancellare le differenze.

Di un umanesimo «del dono di sé» parla il cardinale Angelo Scola nel suo Un nuovo umanesimo. Per Milano e le terre ambrosiane, edito dal Centro Ambrosiano nel dicembre scorso. L’arcivescovo del capoluogo lombardo sottolinea la costitutiva relazionalità dell’essere umano e propone una «amicizia civica» per dare forma alla città metropolitana. In una società in grande trasformazione – sempre più meticcia per l’arrivo dei popoli da tutti i contenenti – e in una stagione del disincanto verso le grandi narrazioni e le ideologie convenzionali, gli uomini e le donne rischiano infatti di accomodarsi nel proprio «io» narcisistico, più forte dei suoi dubbi che delle proprie certezze. Ciò che si chiede al nuovo umanesimo, dunque, è un profilo di vita buona molto concreto e quotidiano: «Si tratta di amare e generare, di lavorare e di riposare, di educare, di condividere gioie e dolori, di entrare nei processi storici, di accompagnare e prendersi cura della fragilità, di promuovere la libertà e la giustizia».

Agile e prezioso è anche Il futuro ha un cuore antico. Il contributo di Firenze per un nuovo umanesimo, pubblicato dalle Edizioni Feeria della Comunità fiesolana di San Leolino. La visita di Giovanni Paolo II a Firenze, il 18 e 19 ottobre 1986, nell’anno in cui la città era stata proclamata capitale europea della cultura, fu un evento di grande portata spirituale e culturale. Il volumetto ripropone alcuni discorsi tenuti in quei giorni da papa Wojtyla, insieme al saluto che il poeta Mario Luzi, a nome del mondo culturale fiorentino, indirizzò al Pontefice nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. La «cima svettante dell’umanesimo » – riconosceva Luzi in quella occasione – è «l’amore nella sua specie più alta e gratuita di carità». Parole a cui Giovanni Paolo II rispose con un discorso lungo e intenso sulla vocazione culturale di Firenze e la centralità dell’uomo nella sua soggettività materiale e trascendente. «La verità che tanto ci sublima concludeva il pontefice con le parole di Dante Alighieri – è un valore incommensurabile».

Ernesto Diaco – Avvenire, 2 agosto 2015

logo acec bluIl nuovo umanesimo va al cinema. L’iniziativa dell’Acec, che riguarda le sale di comunità, si lega al Convegno ecclesiale di Firenze. Con il titolo “Esseri umani”, la rassegna è promossa congiuntamente dall’Acec e dalla Fondazione comunicazione e cultura della Cei in collaborazione con l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e il Servizio nazionale per il Progetto culturale della Cei, arriva in occasione del 5° Convegno ecclesiale nazionale In Gesù Cristo il nuovo umanesimo. Francesco Giraldo, segretario generale Acec, spiega che «la dimensione spirituale è un ambito che guadagna un livello di attenzione superiore alle attese, sia quantitativamente, sia per il significato che le si attribuisce. Il progetto cercherà nei film e negli spettacoli teatrali un chiaro riferimento allo spirituale come a una dimensione essenziale dell’umano. Prendersi cura della persona comporta prendersi a cuore la sua interiorità, liberando la spiritualità dalle maschere del devozionismo, dalle asfissie della religione etica e dalle caricature della fede».

L’approccio dunque «è quello di ricercare nella cinematografia (oggi particolarmente sensibile e prolifica), nella letteratura, nel teatro contemporaneo dei percorsi che focalizzino il tema dell’umano, della ricerca di senso e della spiritualità, privilegiando il versante pastorale e culturale». Questa proposta – aggiunge – vuole «indicare la strada di una sfida dell’incontro con l’uomo contemporaneo. Non vogliamo presentarci con la ‘teca delle grazie ricevute’, ma guardare al futuro, seguendo non un cinema consolatorio bensì il racconto di una umanità che riflette». L’iniziativa è giunta alla sua undicesima edizione e sarà realizzata all’interno di 50 sale della comunità e 10 circoli del cinema. Prevede la proiezione di un ciclo di film (almeno 2) e/o uno spettacolo teatrale/musicale (I Teatri del Sacro) più lo svolgimento di una tavola rotonda sul tema della manifestazione. Tra i 19 film proposti (altri se ne potranno aggiungere) ci sono opere come Se chiudo gli occhi, La terra dei santi, Wild, Sei vie per Santiago. La scelta, insiste Giraldo, «è andata verso film che raccontino vicende che riguardano ognuno di noi, capaci di farci andare verso le persone reali, perché Dio è presente nelle situazioni della vita e va trovato attraverso l’incontro tra persone». Grazie alla collaborazione con il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa italiana, saranno messi a disposizione supporti video, inerenti al tema della scelta dell’8×1000, da proiettare prima dei film o dello spettacolo teatrale/musicale.

Fabrizio Mastrofini – Avvenire, 2 agosto 2015

cristiani perseguitatiTestimonianze di fede e di persecuzione, storie di «vasi di coccio che custodiscono un tesoro»: cita S. Paolo la Caritas Italia, e dà un’idea efficace del contenuto del dossier diffuso ieri sulle minoranze religiose vittime di discriminazioni e violenze. «Perseguitati» è l’eloquente titolo del documento che non si ferma al martirio dei cristiani, ma dà voce a tutti i testimoni che lottano per la loro fede, e ai membri di un’etnia diversa o semplicemente non funzionale al regime di turno.

I cristiani restano la minoranza più avversata: 100 milioni quelli perseguitati in tutto il mondo, tra i 50 e i 70mila solo nei campi di detenzione nordcoreani. È al regime di Pyonyang che spetta il triste primato dei Paesi dove la violenza contro i cristiani è più «intensa», almeno secondo la World watch list stilata da Open doors (organizzazione internazionale che si occupa di persecuzione ai cristiani). Ma la situazione non è migliore in Somalia (secondo posto), o in Iraq, Siria e Afghanistan. Sempre secondo Open doors, tra il novembre 2013 e l’ottobre 2014, i cristiani uccisi per ragioni «strettamente legate alla loro fede» sono stati 4.344. E sono state 1.062 le chiese attaccate. Il fondamentalismo islamico è tra le prime cause di violenza, ma la fede non è l’unico motivo di persecuzione. Spesso i cristiani appartengono a minoranze etniche – come nel caso dei gruppi Chin e Karen in Birmania, considerati dissidenti dal regime. A volte poi “cristiano” è sinonimo di “occidentale”, il che offre ai nemici del “Grande Satana” un obiettivo «a chilometro zero» – come si legge nel rapporto –: un bersaglio che non richiede un viaggio o un’azione eclatante per la sua distruzione, ma la cui eliminazione sortisce comunque l’effetto sperato.

Certo l’Is entra prepotentemente nelle dinamiche di persecuzione ai danni dei cristiani e non solo (si pensi agli sciiti e agli alauiti siriani), e il caso di Mosul e della Piana di Ninive, in Iraq, è emblematico. Da qui sono fuggiti in pochi mesi 1,3 milioni di persone (di cui 130mila cristiani), che hanno trovato rifugio in Kurdistan. Tra questi c’è anche Kharya Yossuf Abood, 55 anni. La sua è solo una delle tante testimonianze raccolte nel dossier. Fuggita da Mosul prima ancora che la città venisse presa dall’Is, si è rifugiata nel villaggio di Hamadania. Ma solo per scappare nuovamente, questa volta a Erbil, dopo dieci giorni di prigionia e vessazioni da parte dell’esercito di al-Bagdadi. Ma è in Siria che l’Is mostra il suo lato più violento. Qui alla persecuzione contro i cristiani si somma la discriminazione degli sciiti, degli alauiti, dei curdi e dei palestinesi, oppositori politici prima ancora che confessionali. Secondo il rapporto, il Paese risulta al primo posto della lista di luoghi con il più alto numero di persecuzioni. Il documento segnala peraltro che anche prima dell’avvento dello Stato islamico l’identità cristiana in Siria si qualificava come una fragile appartenenza politico-sociale in un quadro dominato dal regime da una parte e dai gruppi armati rivoluzionari

L’estremismo islamico è tra le prime cause di violenza. Ma le prepotenze sono spesso motivate anche da precisi interessi politici ed egemonici dall’altra. Non sfugge all’analisi neanche l’Europa. Secondo il rapporto, Paesi tradizionalmente tolleranti come Francia, Norvegia, Danimarca, Svezia o Regno Unito registrano un andamento «preoccupante e in peggioramento» del grado di violazione della libertà di pensiero e confessione. Il caso francese, in particolare, è oggetto di un approfondimento: dalle rivolte delle Banlieue del 2005 fino all’attacco contro la redazione di Charlie Ebdo, in gennaio.

In questo quadro continua l’impegno di Caritas Italiana. «La Chiesa locale si è subito mobilitata dando accoglienza nei cortili, nelle chiese e in ogni spazio disponibile», sottolinea il direttore dell’ente, don Francesco Soddu, che insieme al Segretario generale della Conferenza episcopale italiana, monsignor Nunzio Galantino, lo scorso ottobre ha visitato i campi profughi a Erbil. Dopo la missione, l’attenzione si è concentrata sui progetti di assistenza nelle diocesi di Erbil e Dohuk, con un programma di gemellaggi per oltre un milione di euro a favore di 13mila famiglie di cristiani e della minoranza degli yazidi. Dal 2003 a oggi, il sostegno economico di Caritas Italiana ai progetti di Caritas Iraq e della rete delle organizzazioni collegate alla Chiesa locale è stato di 3,3 milioni di euro.

Matteo Marcelli – Avvenire, 31 luglio 2015

 

arte sacra firenze scultori non vedentiIl vero limite è solo nel pensare di non poterlo fare, il resto si impara. Per questo i diplomati di oggi sono alunni speciali di una scuola unica: alla Scuola di arte sacra di Firenze, con la presenza del sindaco Dario Nardella, della presidente della Scuola Stefania Fuscagni e del vicepresidente Paolo Blasi, si consegnano i diplomi a 13 scultori non vedenti. “Un corso di scultura per non vedenti – dice il direttore artistico della Sacred Art School Firenze, Giancarlo Polenghi - potrebbe suonare come un ossimoro. Invece siamo qui per imparare: il corso apre nuove prospettive di insegnamento della scultura per tutti, sia vedenti che non. La formazione artistica che proponiamo vuole aiutare a esprimere con la scultura i loro sentimenti e le aspirazioni più profonde”. E scorrendo la fotogallery sul sito della scuola http://sas-f.com/sacred-art-4-senses/ oppure sulla loro pagina Facebook non si può non emozionarsi davanti alla concentrazione e ai sorrisi intorno al tavolo di lavoro e alla soddisfazione una volta finite le opere. Un’esperienza originale, inclusiva e per nulla scontata, che ha fatto incontrare una delle eccellenze del nostro Paese con motivatissimi studenti che non si sono fatti scoraggiare da un diverso modo di “vedere” la composizione di una scultura.

Percorso didattico impegnativo. Grazie alla collaborazione di molti privati e alcune istituzioni pubbliche, gli allievi hanno potuto usufruire gratuitamente del corso, mentre l’Unione italiana ciechi e l’Unitalsi hanno facilitato gli spostamenti mettendo a disposizione i loro pulmini. Un corso intensivo, in cui gli studenti non vedenti hanno potuto avvalersi di un percorso didattico impegnativo, arricchito da visite di studio dedicate alla scoperta della bellezza delle opere d’arte con approfondimenti mirati su aspetti più peculiari. Così, i 13 studenti hanno visitato il Museo del Bargello e la Galleria degli Uffizi a Firenze, con la possibilità di “osservare con il tatto” alcuni dei capolavori qui custoditi e hanno ricevuto l’accoglienza della Scuola di Musica di Fiesole con un concerto del quartetto per archi Taag. Non solo, hanno anche seguito un laboratorio dal titolo “Luce dal sepolcro, la Sacra Sindone” con la sindonologa Emanuela Marinelli, e Monica Michelotti dell’Accademia di Belle Arti di Carrara per la realizzazione di un libro d’artista tattile. Sotto la direzione del maestro Marco Augusto Duenas, scultore spagnolo coadiuvato dallo scultore Fernando Cidoncha e dagli scultori Marino Ceccarelli e Nicola Hornaecker, gli artisti stanno dando vita alle loro opere d’arte che a settembre – grazie al supporto della Regione Toscana – saranno esposte all’Expo di Milano.

Opere realizzate. La Scuola di arte sacra di Firenze, fondata da un gruppo di artisti e artigiani su idea dello scultore irlandese Dony MacManus, raccoglie adesioni da tutto il mondo e a ottobre inizierà il suo quarto anno accademico. Gli studenti potranno frequentare il nuovo corso biennale con indirizzi pittura, scultura e oreficeria che si affianca al corso in artigianato e arte sacra della durata di un anno con laboratori di pittura, disegno, scultura, ebanisteria ed oreficeria. Così come caratteristico di una scuola-bottega, gli studenti hanno iniziato anche a lavorare su commissione. Tra le opere realizzate spicca la partecipazione alla costruzione della nuova chiesa di Concordia sulla Secchia, paese distrutto dal sisma del maggio 2012: oltre al dono di una Via Crucis in terracotta, è stata progettata e realizzata la cappella del S. Sacramento e quello della Madonna. Nel 2014 sono invece stati realizzati due dipinti di santi (San Josemaria Escrivá e la Beata Maria Cristina di Savoia) per la Chiesa parrocchiale di S. Maria Maddalena a Ischia. Infine, nel laboratorio di oreficeria si sta lavorando per un ostensorio per la cappella universitaria del Campus BioMedico a Roma. A conferma della vocazione internazionale dell’istituto, è stato siglato un accordo internazionale tra la Sacred Art School e il Museu de Arte Sacra Sao Paulo del Brasile per la formazione di allievi nell’arte sacra: i primi due studenti seguono il corso in artigianato e arte sacra attualmente in svolgimento.

Emanuela Vinai – Sir, 25 luglio 2015