Solidarietà e cultura vanno di pari passo. Firenze mette insieme la dimensione culturale a quella solidale, che attraversa la storia di una città in cui sulla stessa piazza sono nate la Cattedrale e la Confraternita della Misericordia. La fede si fa immagine di bellezza e allo stesso tempo vita di carità.

È nel contesto di questi due elementi che l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, ha inserito ieri la presentazione degli eventi culturali promossi dall’arcidiocesi per raccontare il volto della città ai delegati al Convegno ecclesiale nazionale di novembre, ma anche ai fiorentini e a coloro che da settembre a gennaio passeranno dal capoluogo toscano. «La fede non può rinunciare in ogni tempo a dirsi nelle forme dell’arte e l’arte non può fare a meno di pensarsi nei termini della trascendenza e del confronto con le religioni in quanto esperienza di cultura », ha spiegato Betori, aggiungendo che «gli eventi proposti, dedicati al tema del rapporto tra fede cristiana e umanesimo, stanno a dimostrare proprio questo». Nel dettaglio le iniziative culturali ufficiali (alle quali se ne aggiungeranno altre a corollario realizzate da varie istituzioni) sono quattro: la mostra in Palazzo Strozzi (26 settembre 2015-24 gennaio 2016) “Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana”; la mostra nei sotterranei della Basilica di San Lorenzo (9 ottobre 2015-9 gennaio 2016) “Si fece carne. L’arte contemporanea e il sacro”; lo spettacolo “Dante” nel complesso monumentale di Santa Croce dal 9 al 14 novembre; il volume “Icone dell’uomo. Arte e fede a Firenze nel Rinascimento”.

La prima mostra sarà dedicata alla riflessione sul rapporto tra arte e sacro dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento proponendo i capolavori di 90 artisti tra cui la Pietà di Van Gogh o le Crocifissioni di Guttuso e Chagall. La seconda mostra partirà dall’ex voto realizzato nel 1961 dal francese Yves Klein, uno tra i più trasgressivi e raffinati artisti del Novecento. Intorno, divise in tre sezioni, saranno esposte le opere di alcuni grandi nomi del panorama internazionale: Goldin, Paladino, Vangi e molti altri.

Lo spettacolo in occasione dei 750 anni dalla nascita di Dante si annuncia come una possibilità per lo spettatore, in un ambiente di struggente bellezza come il complesso di Santa Croce, di attraversare i paesaggi descritti nella Divina Commedia.

Il libro “Icone dell’uomo”, edito da Mandragora, offrirà una rilettura in venti brevi schede di venti opere dell’Umanesimo fiorentino, «che è in primo luogo un umanesimo cristiano», attraverso la penna di illustri storici dell’arte come Cristina Acidini, Antonio Natali, Antonio Paolucci e Timothy Verdon. «Firenze ha congiunto cultura e carità e l’arte ne parla con grande eloquenza», ha ribadito monsignor Verdon annunciando il volume e confermando che a fine ottobre sarà inaugurato il nuovo Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore da lui diretto. Confermata per settembre la fine dei lavori di restauro e ripulitura del Battistero di San Giovanni.

Andrea Fagioli – Avvenire, 2 luglio 2015

Un nuovo sito internet per catechisti, insegnanti di religione, animatori, guide turistiche e volontari. Un sito che raccoglie e concretizza un invito ben preciso contenuto nella Evangelii gaudium: «È auspicabile che ogni Chiesa particolare promuova l’uso delle arti nelle sua opera evangelizzatrice». In sostanza un sito che intende «valorizzare in chiave pastorale ed educativa le innumerevoli testimonianze di arte cristiana presenti nel nostro Paese». Ieri l’iniziativa – denominata provvisoriamente ‘Progetto arte e fede’ – è stata presentata in anteprima al Convegno nazionale dei direttori degli Uffici catechistici diocesani in corso a Salerno, sul tema “Essere annunciatori e catechisti in Italia, oggi”.

«Il sito web attualmente in preparazione sarà messo in rete a novembre in contemporanea con il Convegno ecclesiale di Firenze», ha spiegato Ernesto Diaco, vice responsabile del Servizio nazionale per il progetto culturale. Il progetto, ha aggiunto, «è sorto dall’esigenza, riscontrata in diversi contesti, di sostenere la crescente attenzione verso le arti come linguaggio di evangelizzazione, in particolare in riferimento alla bellezza quale via di catechesi e al patrimonio culturale ecclesiale come risorsa di educazione alla fede». Naturalmente non si parte da zero. Ma «le numerose esperienze già in atto – ha ricordato Diaco – necessitano di essere valorizzate e fatte conoscere, anche al fine di incrementare le buone pratiche e l’integrazione pastorale. Ne risulta un prezioso servizio alle diocesi e alle diverse realtà ecclesiali».

Alla realizzazione del sito, oltre ad alcune realtà territoriali, stanno lavorando (ciascuno secondo le proprie competenze) diversi uffici della Cei. Tra gli altri l’Ufficio Catechistico, Beni culturali ecclesiastici, Educazione Scuola e Università, pastorale del Tempo libero Turismo e Sport, Servizio per l’Insegnamento della religione cattolica, Servizio informatico, Progetto culturale, Servizio nazionale per gli studi superiori di teologia e di scienze religiose. In sostanza, ha notato Diaco, «più che un elenco di luoghi da visitare o di opere da commentare, vogliamo dare alcuni riferimenti essenziali sul rapporto tra arte e fede e presentare risorse ed esperienze già sperimentate e quindi fruibili e adattabili ». Per questo il sito conterrà alcuni materiali teorici per pensare il rapporto arte-fede e una serie di schede, consultabili per tipologia e secondo altri criteri: geografico, parole chiave e altro. Sarà anche offerta una bibliografia ragionata e il sito avrà un collegamento con BeWeb, il portale dei beni culturali ecclesiastici.

Il Convegno dei direttori degli Uffici catechistici diocesani si concluderà oggi. Ieri il tema è stato approfondito in una serie di gruppi di studio ricalcati in pratica sulle cinque vie del Convegno di Firenze. I convegnisti, che in mattinata avevano preso parte alla Messa presieduta dall’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, Luigi Moretti, hanno visitato nel pomeriggio il Duomo di Amalfi (esempio di connubio tra arte e fede), dove si è svolto un momento di preghiera con l’arcivescovo, Orazio Soricelli.

Mimmo Muolo – Avvenire, 26 giugno 2015

Un’enciclica estesa ed esigente come quella che papa Francesco ha firmato con il titolo Laudato si’ in data 24 maggio 2015, non si presta a facili commenti. Innumerevoli i temi che saranno oggetto di analisi, rilanci, osservazioni e, probabilmente, anche di qualche critica. Troppo importanti e delicati gli argomenti trattati per non attendersi un dibattito vivace: dall’opzione per le energie alternative e rinnovabili al valore quasi sacrale di ogni specie biologica; dall’intrinseco legame fra inquinamento e sfruttamento dei poveri alla visione totalmente relazionale, quasi olistica, del rapporto fra uomo e natura; dalla critica alla visione strumentale della tecnica al relativismo come causa della cultura “usa e getta”. È facile che il dibattito che oggi prende ufficialmente avvio (al netto delle anticipazioni di qualche giorno fa), possa condurre a schieramenti e prese di posizione, condizionando la trasmissione di quanto il documento intende, a nostro avviso, comunicare. Una ragione in più per offrirne qui un breve commento. Leggendola si ha l’impressione di non poter restare semplici spettatori, ci si ritrova investiti di una responsabilità che, interpellando il nostro rapporto con gli altri e con la natura, termina interpellando il nostro rapporto con Dio. Siamo invitati a prendere coscienza di avere, tutti, una casa comune; abbiamo un habitat non solo da custodire, ma anche da sviluppare armonicamente e, perché no, da contemplare, da valorizzare, di cui gioire con sobrietà e umiltà. È come se papa Bergoglio ci facesse salire su un vettore spaziale e, come accadde decenni or sono agli astronauti della missione Apollo 8, ci mostrasse per la prima volta il nostro pianeta azzurro con una nuova profondità di campo. Al vederlo con questa nuova prospettiva, simile a quella che ebbero gli astronauti nel Natale del 1968 dall’orbita lunare, ne cogliamo la fragilità e la sua condizione di casa comune, lo riconosciamo come origine solidale del genere umano che lo abita. Una percezione che —proprio come chi, dallo spazio, riflette sulla posizione della terra e dell’uomo nel cosmo— dovrebbe spingere anche ciascuno di noi a cercare nella comune dipendenza da un Creatore, un fondamento che motivi il nostro agire responsabile, una base su cui edificare un futuro più ottimista, una volta convertiti a comportamenti che pongono al centro il rispetto degli altri, il servizio, la condivisione.

Qual è, dunque, il messaggio centrale dell’enciclica? Un documento, questo, di intelaiatura certamente cristologica, come ben dimostra la sezione biblica, nella quale troviamo una coraggiosa ma certamente opportuna citazione di Teilhard de Chardin (cf. n. 83), un testo per la cui stesura il Papa ha scelto come fonti spirituali privilegiate san Francesco e san Bonaventura e come falsariga per gli aspetti filosofici il noto saggio di Romano Guardini La fine dell’epoca moderna (1950). Riteniamo che il cuore del messaggio sia chiarire, in modo articolato e motivato, il valore morale e relazionale di ogni nostra azione, per piccola che possa sembrare. Dalle grandi multinazionali alla madre di famiglia, dai politici agli imprenditori, da chi muove le leve dell’industria a chi decide le strategie economiche dei Paesi, uomini potenti e uomini comuni, tutti siamo invitati a riflettere sulle conseguenze dei nostri comportamenti, perché essi non sono mai privati, neutri: su un pianeta come il nostro ogni gesto entra in relazione con gli altri, edifica o distrugge, conserva o spreca, valorizza o umilia, custodisce o trascura. La valenza morale del nostro essere parte di un’umanità che abita la terra, però, non riguarda solo il fatto di dover evitare comportamenti dannosi e irresponsabili: la vita morale alla quale siamo consapevolmente invitati riguarda anche la gratitudine per esserci, la contemplazione del creato che ci circonda, la gioia di riconoscersi al centro di una trama di relazioni che ci precede e ci accompagna e che ha la sua origine più radicale nella volontà amorosa di un Creatore. Il testo di papa Bergoglio, in sostanza, si dirige in modo chiaro ed energico contro l’individualismo, ma non si esaurisce per questo in una condanna: è l’invito a rispettare quanto abbiamo ricevuto e a costruire insieme una creazione ancora in status viae. «Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo —ci esorta papa Francesco— i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati» (n. 11). L’uomo, ci viene ricordato, non è solo libertà, ma anche natura e lo spreco è proprio di chi non riconosce nessuno sopra di sé (cf. n. 6). In definitiva, ambiente umano e ambiente naturale, valore della vita umana e valore che diamo alla natura, crescono o degradano insieme (cf. n. 48).

I canoni del rapporto fra uomo e natura richiedono una necessaria relazione con il Creatore: non possiamo difendere la terra in una logica in cui l’essere umano debba scomparire per fare posto alla natura; non custodiamo la natura per onorare la natura, ma perché la natura è creatura di Dio, insieme all’uomo ed in certa misura a lui ordinata. Sufficientemente chiare paiono, in tal senso, le seguenti parole: «Invece di risolvere i problemi dei poveri e pensare a un mondo diverso, alcuni si limitano a proporre una riduzione della natalità. Non mancano pressioni internazionali sui Paesi in via di sviluppo che condizionano gli aiuti economici a determinate politiche di “salute riproduttiva”. Però, “se è vero che l’ineguale distribuzione della popolazione e delle risorse disponibili crea ostacoli allo sviluppo e ad un uso sostenibile dell’ambiente, va riconosciuto che la crescita demografica è pienamente compatibile con uno sviluppo integrale e solidale” [Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 483]. Incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, è un modo per non affrontare i problemi» (n. 50). La Chiesa ricorda non solo il dovere di prendersi cura della natura, ma anche, e soprattutto, quello di proteggere l’uomo contro la distruzione di sé stesso (cf. n. 79).

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Giuseppe Tanzella Nitti – www.disf.org