xfiction bresciaOggi più che mai, data la disponibilità pressoché protesica e ubiquitaria di mezzi espressivi di base, è diffusa la pratica di appropriarsi di “temi” di ogni sorta per dare un titolo troppo spesso di gran lunga superiore ai contenuti che in realtà si esprimono. Tra questi temi rientra l’umanesimo, il presunto nuovo umanesimo. Teorie, rifacimenti, esercizi di stile, e tutti i copia incolla possibili con cui si tenta di riempire il vuoto assoluto di visione, una qualsiasi.

In questo panorama esistono invece delle vere e proprie intuizioni di grande valore concreto e potenziale che possono gettare le basi di una riflessione seria e costruttiva. Quando mi è stato chiesto dagli ideatori e organizzatori di “Corpus Hominis”, festival triennale della città di Brescia (http://corpushominis.it/) di utilizzare come simbolo un frame della mia opera video Xfiction, non avevo ancora idea di quanto il corpo di quella idea, di quel progetto fosse lo scrigno di una serie di intuizioni che in definitiva rendevano concreto quello che è anche uno dei fulcri del mio lavoro : il Corpus Hominis è il corpo che incontra, incarna, racchiude, espande nel corpo dell’Uomo-uomo il corpo stesso della citta, della comunità, della relazione, del pensiero.

E ho pensato: ecco un’esperienza che di umanesimo nuovo possibile parla in concreto, tentando di farlo partire e rientrare nel corpo e nei corpi dell’individuo facendo in modo che attraverso questa esperienza si possa tentare di ripensare anche il tessuto stesso del fare città, del fare comunità, del fare dialogo. Il fatto che tra le varie modalità espressive nel festival ci sia il teatro, lo interpreto come una necessità che il pensare “umanistico” non rimanga relegato all’obsoleta ma tanto di moda tendenza alla concettualizzazione, ma diventi un gesto, un gesto vero, nello spazio di relazione, che interessi veramente l’uomo fino all’ultima fibra dell’essere, che è indiscutibilmente e irrimediabilmente corpo.

Un nuovo umanesimo è pensabile solo a partire dal porre nuovamente la corporeità  al centro  del dibattito. Certo una corporeità estesa, ma comunque corporeità. In questo, “Corpus Hominis” ha una ulteriore sorpresa. Il superamento dei confini artificiosi e sorpassati che in questi decenni si sono costruiti, relegando le varie realtà della “città degli uomini” a sommatorie di isole non comunicanti, esattamente come si è fatto con la compartimentazione dei saperi. La prima esperienza realizzata insieme è stata la proiezione di Xfiction sulla enorme parete di Largo Formentone che dà su piazza della Loggia, simbolo del melting pot e città senza eufemismi ed edulcorazioni. Spostare l’arte non pensata come decorazione o arredo (come nella quasi totalità delle opere video pubbliche), ma come riflessione intima in un luogo così pubblico e vibrante di contaminazioni contraddittorie , è un messaggio chiaro: la città stessa diviene santuario laico della riflessione, la città stessa diviene intimità espansa, la città stessa diviene luogo della formazione umanistica e del dialogo di identità che per dialogare devono fare tutto tranne che appiattirsi nella melassa anestetica della indistinguibilità.

Don Adriano Bianchi, la prof. Carla Bino, con Don Marco Mori e tutti i loro numerosi collaboratori sono riusciti ad avviare una esperienza di una grande complessità e ricchezza, che non è solo locale ma potenzialmente un progetto che va oltre i confini per diventare una possibile proposta metodologica finalmente concreta di cosa può essere un umanesimo rinnovato: il Corpus Hominis.

Raul Gabriel

harry potter redenzioneCos’hanno in comune i testi biblici e la letteratura fantasy? La domanda sembrerebbe irriverente se non fosse che a chiederselo sono stati teologi e matematici nel corso di un dibattito pubblico («La teologia tra scienza e fantascienza. Da Guerre Stellari a Harry Potter») tenutosi il 15 aprile alla Pontificia Università Lateranense che, in collaborazione con il Servizio Nazionale della Cei per il Progetto Culturale, se ne è fatta promotrice attraverso l’area di ricerca interdisciplinare Sefir (Scienza e fede, sull’interpretazione del reale) diretta da Giandomenico Boffi. «La Teologia non è fantascienza ma rigorosa disciplina scientifica – spiega Boffi, che è anche ordinario di Algebra e direttore del Laboratorio di Scienze matematiche all’Università degli Studi Internazionali di Roma -. Eppure, come ogni scienza, ha bisogno di fantasia non essendo sufficiente la sola logica. Nel caso della matematica, ad esempio, l’enunciato del teorema va prima immaginato e solo successivamente va dimostrato».

La teologia, in fondo, «è intelligenza della fede – chiarisce Giuseppe Lorizio, ordinario di Teologia fondamentale – e nell’intelligenza entra anche l’immaginazione. A ciò si aggiunga che il tema del simbolico e della narrazione rivolta al futuro è già presente nella biblica Apocalisse». E come nella fantascienza, anche nel racconto apocalittico «si fa strada in un momento preciso: dinanzi, cioè, alle speranze di salvezza disattese e alle profezie mancate». A chi si chiede se allora c’è una rivalutazione della magia da parte del cristianesimo, Lorizio risponde con un esempio: «Il magico viene condannato solo perché diventa mercato. Simon Mago non è additato perché è mago ma perché vende la magia. Al contrario, nella favola di Cenerentola viene detto che “il coraggio e la gentilezza possono operare magie”». Dunque valori monetari contro valori morali.

Il gesuita Michael Fuss, che all’Università Gregoriana tiene corsi su buddhismo e culti new age, offre una carrellata di “religioni” presenti oggi nella fantascienza il cui successo, spiega, si deve al suo essere «orientata al romanticismo, sapendo offrire un immaginario caldo nel momento in cui l’uomo si trova nel freddo dell’inospitalità dello spazio». Nella discussione non poteva non finire anche il geniale maghetto creato da J. K. Rowling, Harry Potter, protagonista di una serie editoriale in sette volumi che in soli 10 anni, dal 1997 al 2007, ha venduto circa 450 milioni di copie. «La vicenda di Harry Potter è una declinazione semplice del mistero della Redenzione», spiega Antonio Sabetta, ordinario di Teologia fondamentale e preside dell’Istituto superiore di Scienze religiose Ecclesia Mater. «Nei libri, a parte due citazioni bibliche poste nel settimo, non ci sono riferimenti espliciti al cristianesimo. Eppure è molto interessante leggere in chiave cristiana le tematiche che attraversano la saga, prime fra tutte quella della lotta tra bene e male». Chiarisce: «C’è una dimensione buona e cattiva in ogni uomo che è chiamato ogni giorno a scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è facile».

Compito arduo ma Rowling sa mostrare la grandezza dell’amore, «che è abbracciare liberamente la possibilità della morte». Harry accetta infatti di andare incontro al suo destino (“Devo morire perché tutto finisca”) «ed è qui il tratto più “cristiano” della serie, cioè l’idea che la vittoria sul male richieda il coraggio di una vita che prende su di sé il peso e le conseguenze di ogni decisione». In questo sacrificio accettato avviene un cambiamento che è poi l’inizio d’ogni nuova storia. «Hegel – conclude Sabetta – nelle sue “Lezioni sulla filosofia della religione” definisce la morte di Cristo la “morte della morte”, la negazione della negazione», e dunque l’affermazione della vita.

Mariaelena Finessi – RomaSette, 19 aprile 2015

papa francesco aprile 2015Il Papa ha dedicato la catechesi di mercoledì 15 aprile durante l’udienza generale in Piazza San Pietro “a un aspetto centrale del tema della famiglia: quello del grande dono che Dio ha fatto all’umanità con la creazione dell’uomo e della donna e con il sacramento del matrimonio. Questa catechesi e la prossima riguardano la differenza e la complementarità tra l’uomo e la donna, che stanno al vertice della creazione divina”. Le due che seguiranno saranno sul Matrimonio.

Differenza tra uomo e donna è per la comunione. Papa Francesco ha iniziato con un breve commento al primo racconto della creazione, nel Libro della Genesi. “Qui leggiamo che Dio, dopo aver creato l’universo e tutti gli esseri viventi, creò il capolavoro, ossia l’essere umano, che fece a propria immagine: «a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (Gen 1,27). Come tutti sappiamo – ha detto – la differenza sessuale è presente in tante forme di vita, nella lunga scala dei viventi. Ma solo nell’uomo e nella donna essa porta in sé l’immagine e la somiglianza di Dio: il testo biblico lo ripete per ben tre volte in due versetti (26-27): uomo e donna sono immagine e somiglianza di Dio. Questo ci dice che non solo l’uomo preso a sé è immagine di Dio, non solo la donna presa a sé è immagine di Dio, ma anche l’uomo e la donna, come coppia, sono immagine di Dio. La differenza tra uomo e donna non è per la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre ad immagine e somiglianza di Dio”.

L’essere umano ha bisogno della reciprocità tra uomo e donna. “L’esperienza ce lo insegna: per conoscersi bene e crescere armonicamente l’essere umano ha bisogno della reciprocità tra uomo e donna. Quando ciò non avviene, se ne vedono le conseguenze. Siamo fatti per ascoltarci e aiutarci a vicenda. Possiamo dire che senza l’arricchimento reciproco in questa relazione – nel pensiero e nell’azione, negli affetti e nel lavoro, anche nella fede – i due non possono nemmeno capire fino in fondo che cosa significa essere uomo e donna”.

Teoria del gender, espressione di frustrazione: è passo indietro. “La cultura moderna e contemporanea ha aperto nuovi spazi, nuove libertà e nuove profondità per l’arricchimento della comprensione di questa differenza. Ma ha introdotto anche molti dubbi e molto scetticismo. Per esempio, io mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Eh, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione. Per risolvere i loro problemi di relazione, l’uomo e la donna devono invece parlarsi di più, ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi bene di più. Devono trattarsi con rispetto e cooperare con amicizia. Con queste basi umane, sostenute dalla grazia di Dio, è possibile progettare l’unione matrimoniale e familiare per tutta la vita. Il legame matrimoniale e familiare è una cosa seria, e lo è per tutti, non solo per i credenti. Vorrei esortare gli intellettuali a non disertare questo tema, come se fosse diventato secondario per l’impegno a favore di una società più libera e più giusta”.

La voce della donna abbia peso reale nella società e nella Chiesa. “Dio ha affidato la terra all’alleanza dell’uomo e della donna: il suo fallimento inaridisce il mondo degli affetti e oscura il cielo della speranza. I segnali sono già preoccupanti, e li vediamo. Vorrei indicare, fra i molti, due punti che io credo debbono impegnarci con più urgenza. Il primo. E’ indubbio che dobbiamo fare molto di più in favore della donna, se vogliamo ridare più forza alla reciprocità fra uomini e donne. E’ necessario, infatti, che la donna non solo sia più ascoltata, ma che la sua voce abbia un peso reale, un’autorevolezza riconosciuta, nella società e nella Chiesa. Il modo stesso con cui Gesù ha considerato la donna, – ma diciamo che il Vangelo è così – in un contesto meno favorevole del nostro, perché in quei tempi la donna era proprio al secondo posto , no? E Gesù l’ha considerata in una maniera che dà una luce potente, che illumina una strada che porta lontano, della quale abbiamo percorso soltanto un pezzetto. Ancora non abbiamo capito in profondità quali sono le cose che ci può dare il genio femminile, le cose che la donna può dare alla società e anche a noi, che sa vedere le cose con altri occhi che completano il pensiero degli uomini. E’ una strada da percorrere con più creatività e audacia”.

Crisi di fiducia in Dio genera crisi alleanza uomo-donna. “Una seconda riflessione riguarda il tema dell’uomo e della donna creati a immagine di Dio. Mi chiedo se la crisi di fiducia collettiva in Dio, che ci fa tanto male, ci fa ammalare di rassegnazione all’incredulità e al cinismo, non sia anche connessa alla crisi dell’alleanza tra uomo e donna. In effetti il racconto biblico, con il grande affresco simbolico sul paradiso terrestre e il peccato originale, ci dice proprio che la comunione con Dio si riflette nella comunione della coppia umana e la perdita della fiducia nel Padre celeste genera divisione e conflitto tra uomo e donna. Da qui viene la grande responsabilità della Chiesa, di tutti i credenti, e anzitutto delle famiglie credenti, per riscoprire la bellezza del disegno creatore che inscrive l’immagine di Dio anche nell’alleanza tra l’uomo e la donna. La terra si riempie di armonia e di fiducia quando l’alleanza tra l’uomo e la donna è vissuta nel bene. E se l’uomo e la donna la cercano insieme tra loro e con Dio, senza dubbio la trovano. Gesù ci incoraggia esplicitamente alla testimonianza di questa bellezza che è l’immagine di Dio”.

Dare a uomo e donna stessa dignità e uguaglianza. Infine, salutando i fedeli di lingua araba, ‎il Papa ha detto: “Dio creò l’uomo, maschio e femmina, a ‎sua ‎immagine, dando ad entrambi la stessa dignità e uguaglianza: ‎lavoriamo, nella ‎Chiesa e nella società, affinché tale uguaglianza ‎venga rispettata, rifiutando ogni ‎forma di‏ ‏sopruso o di ‎ingiustizia, in particolare contro le donne”.

logo-patrocinio-EXPO-2015Oltre che un padiglione sarà un messaggio. Quello sintetizzato nelle due frasi bibliche che ne costituiscono il titolo: «Non di solo pane» e «Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Come dire, Antico e Nuovo Testamento insieme (e con la scelta non causale della frase dell’Antico citata da Gesù). Lo stesso messaggio che Francesco non si stanca di annunciare agli uomini di oggi. Perché, come ha fatto notare ieri il cardinale Gianfranco Ravasi, il padiglione della Santa Sede all’Expo di Milano avrà al centro «un pane che rende Dio presente nel mondo» e sarà in un certo senso la traduzione «di precise affermazioni e prese di posizione del Papa».

Il presidente del Pontificio Consiglio della cultura e Commissario della Santa Sede per l’ormai imminente kermesse mondiale ha presentato ieri ai giornalisti la struttura che rappresenterà la stessa Santa Sede nella grande esposizione che sta per essere inaugurata. «Un padiglione sobrio – ha detto il porporato – per certi aspetti minimalista, ma che vuole avere un cuore, proprio nello spirito di papa Francesco ». La struttura, ormai già pronta senza ritardi (e Ravasi ha confermato che non è stata neanche sfiorata da recenti inchieste su altri aspetti dell’Expo), avrà una superficie calpestabile interna di soli 360 metri quadrati con poche ma significative opere d’arte (una tradizione questa: nel 1964 a New York fu esposta la Pietà di Michelangelo). «Anche perché – ha fatto notare Ravasi – non abbiamo iniziative di tipo commerciale o prodotti da vendere, bensì un messaggio, che si riassume proprio in quelle due citazioni bibliche». In altri termini «ciò che la Santa Sede propone ai milioni di visitatori di Expo 2015 è un invito a riscoprire le dimensioni della solidarietà e della fratellanza per imparare insieme a custodire il pianeta e dare un futuro di speranza all’umanità».

Tanto è vero, ha sottolineato ancora il cardinale, «che alla fine del percorso nel padiglione i visitatori saranno invitati non a prendere un gadget, ma a lasciare un’offerta per le opere di carità della Chiesa nel mondo». Opere che, secondo i dati più aggiornati dell’Ufficio centrale di statistica del Vaticano, sono 137mila e servono circa 300 milioni di persone ogni anno.

Minimale sarà anche il costo della struttura. Tre milioni di euro, sostenuti in parti uguali dalla Santa Sede, dalla Cei (ieri alla conferenza stampa era presente il sottosegretario, monsignor Domenico Pompili) e dall’arcidiocesi di Milano (rappresentata da monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per la cultura, la carità, la missione e l’azione sociale). «Per la fede cristiana – ha detto quest’ultimo – il cibo è il crocevia di tutta una serie di legami (tra Dio e gli uomini, degli uomini tra loro, con il creato) generatori a loro volta di pratiche che maturano le persone e ne arricchiscono l’identità».

Ecco perché, oltre al padiglione vero e proprio, la presenza della Santa Sede all’Expo sarà arricchita da quello che Ravasi ha definito «una sorta di padiglione mobile», cioè una serie di eventi (distribuiti su tutto il territorio milanese) che comprendono concerti, convegni, dibattiti, mostre e anche un Cortile dei gentili, in programma l’11 giugno. Il loro programma può essere consultato sul sito www.expoholysee.org. Ma ieri nel corso della conferenza stampa se ne è avuto un assaggio.

Mariella Enoc, presidente del ‘Bambino Gesù’, ha ricordato che l’ospedale pediatrico della Santa Sede realizzerà un portale web (www.nutrirelavita.it) – già online – e organizzerà nel corso dell’anno di quattro convegni scientifici, più un evento legato alla disabilità nella ristorazione. Verranno in primo piano temi come l’obesità, la malnutrizione, i disturbi del comportamento alimentare; le allergie alimentari, il diabete, le malattie metaboliche. Ma anche il cibo come cura e la riscoperta del ‘gusto’ nelle terapie alimentari. Franco Anelli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha annunciato che anche l’ateneo fondato da padre Gemelli promuoverà progetti scientifici e iniziative culturali sulle tematiche dell’Expo. Nelle attività sono coinvolti circa 200 docenti, 80 ricercatori e oltre 300 studenti di tutte le sedi dell’ateneo. Due in particolare gli eventi promossi. Un colloquio su ‘Diritto al cibo, pace e democrazia’ e un convegno internazionale su ‘Il cibo tra antropologia e religione’.

Tra i temi di tutti gli eventi anche la lotta allo spreco alimentare (alcuni chef cucineranno con gli avanzi della sera precedente) e il digiuno. Ravasi ha annunciato che a suonare l’Inno Vaticano nel padiglione sarà l’Orchestra Esagramma, composta prevalentemente da disabili. E anche questo è un messaggio in linea con l’insegnamento della Chiesa e di papa Francesco.

Mimmo Muolo – Avvenire, 15 aprile 2015