Premio Capri al libro «Dio oggi»

2 Settembre 2010

copertina-dio-oggi.jpgIl Premio Capri San Michele, giunto alla sua XXVII edizione, va al volume «Dio oggi» edito da Cantagalli, opera che raccoglie gli atti del convegno tenutosi nel dicembre 2009 a Roma a cura del Comitato per il Progetto culturale della Cei e presentata da Sergio Belardinelli. La giuria, presieduta da Francesco Paolo Casavola, ha scelto tra oltre ottanta opere presentate. Nel volume, che si apre con un messaggio di papa Benedetto XVI, sono presenti scritti dei cardinali Angelo Bagnasco, Camillo Ruini, Angelo Scola, di monsignor Gianfranco Ravasi, degli intellettuali Rémi Brague, Massimo Cacciari, Peter van Inwagen, Martin Novak, Roger Scruton, Robert Spaemann, George Coyne. Chiude il volume un testo di monsignor Rino Fisichella. La giuria ha inoltre assegnato il Premio Speciale a «L’ineludibile questione di Dio» di Pietro Barcellona e Francesco Ventorino (Marietti 1820).

La cerimonia di consegna si tiene ad Anacapri il 25 settembre, preceduta dal convegno «Cultura e paesaggio».

Brescia porta in «piazza» la lettera pastorale

31 Agosto 2010

agora-brescia-2010.jpgSaranno gli ambiti mutuati dal Convegno ecclesiale 2006 di Verona a orientare il cammino di «Chiesa nella città», il secondo capitolo di «Agorà», il ciclo di iniziative che la diocesi di Brescia ha organizzato per presentare la nuova lettera pastorale del vescovo Luciano Monari. «Tutti siano una cosa sola», il documento che il vescovo di Brescia ha dedicato al tema della comunità, si misurerà tra il 30 agosto e il 5 settembre con le dimensioni quotidiane della relazione, dell’educazione, della fragilità, della cittadinanza, del lavoro e della festa.

Diversi i piani e i linguaggi del confronto. Al momento tradizionale dell’incontro e del dialogo (quello del vescovo con i sacerdoti della diocesi il 31 agosto e l’1 settembre, con i religiosi e i catechisti il 4 settembre) si affiancheranno quelli della festa (piazza Loggia accoglierà prima i bambini, il 2 settembre e poi le famiglie, domenica 5) e altri di natura culturale come l’apertura del 30 agosto con l’inaugurazione di una mostra al Museo di Santa Giulia e le rappresentazioni teatrali in programma il 30 agosto (uno spettacolo tratto dalla stessa lettera di Monari), il 31 agosto e il 1° settembre. Saranno alcuni luoghi simbolo di Brescia ad ospitare «Chiesa nella città». A questi si affiancano altre due «agorà» significative come il carcere di Canton Mombello in cui il 3 settembre si affronterà con Monari il tema della fragilità nella città, e l’emittente locale Teletutto scelta dal vescovo per parlare di relazione con «i giovani di Facebook». Nella notte tra sabato 4 e domenica 5 settembre infine, in cinque chiese di Brescia si pregherà e si potrà riflettere con le meditazioni offerte da Valerio Onida, già presidente della Corte costituzionale, Elia Zamboni, vicedirettore de «Il Sole24ore», dei religiosi Gino Toppan e Ermes Ronchi.

Il programma dettagliato di «Chiesa nella città» è consultabile sul sito internet www.diocesi.brescia.it/agora.

Massimo Venturelli – Avvenire, 27 agosto 2010

Gotti Tedeschi: «La crisi? Colpa del calo demografico»

31 Agosto 2010

gotti-tedeschi.jpgNon ottengono la sufficienza gli strateghi anticrisi: Ettore Gotti Tedeschi, boccia chi, per risalire la china, ha scommesso su produttività e delocalizzazione, per non dire di quelli che hanno chiuso tutti e due gli occhi sulla crescita a de­bito. Per il presidente dello Ior, che è anche docente di economia politica e ieri si è confrontato al Meeting con il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli e il direttore di Re­sPublica Phillip Blond, la crisi «nasce tra il ’75 e l’85, quando popolazione occidentale inizia a decrescere».

Il crollo delle nascite è all’origine di (quasi) tutti i mali economici, com­presa l’abnorme pressione fiscale: «Nel 1985, ha spiegato il banchiere cattolico, le tasse pesavano sul pil per il 30%, oggi siamo al 55%, in quanto senza sviluppo della popolazione au­mentano i costi fissi, visto che la pro­duttività ha dei limiti fisiologici». Se per uscirne bisogna «ritrovare la fidu­cia nella Provvidenza» - ma il mondo non sopporta lezioni di etica «tant’è vero che non ha accolto il messaggio della Humanae Vitae» ha puntualiz­zato - è tuttora pesante la zavorra del­le teorie contrarie alla crescita demo­grafia, dai neomaltusiani all’ecologi­smo che considera l’uomo «un can­cro » ambientale. Sotto questa pres­sione, il pil pro capite dei paesi ricchi in questi anni «è cresciuto solo perché si è fermata la crescita demografica ed è in calo dal 2000 in Cina e Giap­pone perché sono entrati nel ciclo e­conomico ». Un presente che Blond ha descritto così: «Centralizzazione massiccia dei poteri nello Stato e della ricchezza nel mercato. Quest’ultima si è ri­stretta al di sotto dell’uno per cento della popolazione». Con una paral­lela esplosione dell’insicurezza so­ciale e nessun rimedio in vista, par­ticolarmente dalla politica: «Destra e sinistra pari sono, due facce della stessa medaglia», ha spiegato l’e­sperto britannico. Il presidente del­lo Ior scuote la testa di fronte alle po­lemiche politiche. «Nessun governo è riuscito ad abbassare la pressione fiscale in questi anni per la semplice ragione che non è possibile in as­senza di crescita demografica». Altra conseguenza negativa è un’econo­mia dove i protagonisti si considera­no al di là del bene e del male dove «coloro che si arricchiscono di più non hanno rispetto per le persone» come sottolinea De Bortoli.

Il banchiere ha ricordato che «nel cor­so degli ultimi trent’anni in Italia è di­minuita la popolazione giovane men­tre è cresciuta quella anziana e ciò si­gnifica meno gente che produce e più gente che usufruisce di pensione e sa­nità, cioè maggiori costi fissi. Un’eco­nomia può compensare questo pro­cesso in un modo solo: aumentando le tasse». Ma il nostro Paese, ha ag­giunto, «deve affrontare anche tre pec­cati originali della sua economia: lo statalismo inefficiente, le privatizza­zioni malfatte, i problemi creati nel momento in cui siamo entrati nel­l’euro ». Il presidente dello Ior ha fornito que­sta prospettiva di lavoro per il futuro: «invece di pensare a mettere a posto gli strumenti (finanza, controlli, go­vernance), bisogna rimettere a posto l’uomo - ha detto - . Si ridia all’uomo il vero ruolo nell’universo e nella na­tura. Il problema degli strumenti in­fatti è come vengono usati e questo dipende dal senso che dà loro l’uo­mo ». Ma «far ritrovare all’uomo il sen­so della vita è il compito dei preti: in­vece di insegnare politica e sociolo­gia, tornino a insegnare dottrina. La crisi di oggi dipende anche dal fatto che i preti non hanno insegnato dot­trina e l’uomo si è perso».

Paolo Viana – Avvenire, 28 agosto 2010

«I giovani vogliono adulti veri»

30 Agosto 2010

bagnasco-250110.jpgPiù che puntare il dito contro i giovani, tocca agli adulti «es­sere dei riferimenti umili e autorevoli», quando si parla di tra­dizioni e, soprattutto, in tema di e­ducazione. I giovani, infatti, si e­sprimono «con modi spesso indi­retti », che «richiedono da parte no­stra di essere raccolti con attenzio­ne e compresi». E noi «non possia­mo assistere rassegnati allo sbando della confusione valoriale che por­ta all’individualismo, che rinchiude ognuno in se stesso, uccide i rap­porti, impoverisce il vivere sociale». Il cardinale Angelo Bagnasco ha a­perto così, ieri, sera i festeggiamenti in onore della Madonna della Guar­dia, di cui oggi ricorre l’anniversa­rio della prima apparizione a Be­nedetto Pareto, il 29 agosto 1490. L’arcivescovo di Genova e presi­dente della Cei (nella foto a sinistra, alla celebrazione dello scorso an­no) si è recato al Santuario caro a tutti genovesi, sottolineando come su quella strada «hanno cammina­to per secoli le generazioni che ci hanno preceduto».

Il pensiero del porporato si è rivol­to soprattutto ai giovani. «Non è ve­ro che le nuove generazioni di­sprezzano ciò che è stato, le tradi­zioni, la storia che ha radici antiche e ha generato frutti che ancora gu­stiamo. Essi non voglio­no – ha aggiunto Ba­gnasco – una storia che sia museo, puro anti­quariato senz’anima, un fantasma morto. Voglio­no una storia viva, che nasce ed è guidata da i­spirazioni alte, da ideali veri. E quin­di sempre viva e attuale anche se ricca di secoli. Non è forse, questo Santuario – ha fatto notare l’arcive­scovo di Genova –, un esempio di questo desiderio e di questa ricer­ca che attraversa l’anima dei giova­ni che non di rado si sentono orfa­ni pur avendo molto? Essi sono di­sorientati quando non vedono pun­ti di orientamento; ma questi pun­ti li desiderano e li cercano».

Che cosa invece offrono in cambio gli adulti? Anziché dare punti di ri­ferimento, ha detto il cardinale, «il mondo degli adulti è a volte sofisti­cato, pieno di preconcetti e pregiu­dizi, pretende di costruire il futuro senza il passato, di poter guardare la storia con occhi sufficienti, di ri­tenere superato e vecchio ciò che è stato vissuto con frutto. E così – co­me succede in Europa – taglia il ra­mo su cui è seduto. È un peccato di presunzione e di miopia: come se camminare con intelligenza nel sol­co tracciato dall’esperienza di altri fosse umiliare se stessi anziché un riferimento e un aiuto per orien­tarci nella complessità contempo­ranea ». Di qui l’importanza della sfida e­ducativa che occuperà la Chiesa i­taliana nel prossimo decennio. «Tutti abbiamo sempre bisogno di essere educati e di educarci: nessu­no è arrivato», ha ricordato Bagna­sco. Una operazione che richiede umiltà. «Invece ci scontriamo spes­so con l’orgoglio e la presunzione: questa zizzania, che non si estin­gue mai dal nostro campo interio­re, rende suscettibili per ogni più piccola cosa, per ogni soffio che non sia laudativo, che non riconosca i nostri meriti veri o presunti. Ci fa permalosi per ogni osservazione e contrasto alle nostre idee, ai nostri punti di vista, ostinati nei nostri programmi».

Al contrario l’umiltà fa rima con l’intelligenza. «I giovani hanno bi­sogno di vedere negli adulti delle persone libere: non perché fanno ciò che vogliono a capriccio, se­condo gusti, voglie, interessi indi­viduali. Liberi perché non sono in­giusti, perché fanno ciò che è vero e buono, perché seguono le regole, perché osservano le leggi, fedeli al­la parola data e agli impegni as­sunti, decisi a fare il proprio dove­re sempre, fieri di poter tenere la te­sta alta davanti a tutti perché a po­sto con Dio e con la propria retta coscienza. In definitiva «onesti e giusti». Ieri in mattinata c’è stata anche la Memoria del principio, la supplica alla Vergine, il saluto alle Guardie del mondo e la processio­ne che ha preceduto la Messa del cardinale Bagnasco, che oggi cele­brerà nel Santuario altre due Mes­se, una al mattino e l’altra al po­meriggio.

Mimmo Muolo – Avvenire, 29 agosto 2010