Più che puntare il dito contro i giovani, tocca agli adulti «essere dei riferimenti umili e autorevoli», quando si parla di tradizioni e, soprattutto, in tema di educazione. I giovani, infatti, si esprimono «con modi spesso indiretti », che «richiedono da parte nostra di essere raccolti con attenzione e compresi». E noi «non possiamo assistere rassegnati allo sbando della confusione valoriale che porta all’individualismo, che rinchiude ognuno in se stesso, uccide i rapporti, impoverisce il vivere sociale». Il cardinale Angelo Bagnasco ha aperto così, ieri, sera i festeggiamenti in onore della Madonna della Guardia, di cui oggi ricorre l’anniversario della prima apparizione a Benedetto Pareto, il 29 agosto 1490. L’arcivescovo di Genova e presidente della Cei (nella foto a sinistra, alla celebrazione dello scorso anno) si è recato al Santuario caro a tutti genovesi, sottolineando come su quella strada «hanno camminato per secoli le generazioni che ci hanno preceduto».
Il pensiero del porporato si è rivolto soprattutto ai giovani. «Non è vero che le nuove generazioni disprezzano ciò che è stato, le tradizioni, la storia che ha radici antiche e ha generato frutti che ancora gustiamo. Essi non vogliono – ha aggiunto Bagnasco – una storia che sia museo, puro antiquariato senz’anima, un fantasma morto. Vogliono una storia viva, che nasce ed è guidata da ispirazioni alte, da ideali veri. E quindi sempre viva e attuale anche se ricca di secoli. Non è forse, questo Santuario – ha fatto notare l’arcivescovo di Genova –, un esempio di questo desiderio e di questa ricerca che attraversa l’anima dei giovani che non di rado si sentono orfani pur avendo molto? Essi sono disorientati quando non vedono punti di orientamento; ma questi punti li desiderano e li cercano».
Che cosa invece offrono in cambio gli adulti? Anziché dare punti di riferimento, ha detto il cardinale, «il mondo degli adulti è a volte sofisticato, pieno di preconcetti e pregiudizi, pretende di costruire il futuro senza il passato, di poter guardare la storia con occhi sufficienti, di ritenere superato e vecchio ciò che è stato vissuto con frutto. E così – come succede in Europa – taglia il ramo su cui è seduto. È un peccato di presunzione e di miopia: come se camminare con intelligenza nel solco tracciato dall’esperienza di altri fosse umiliare se stessi anziché un riferimento e un aiuto per orientarci nella complessità contemporanea ». Di qui l’importanza della sfida educativa che occuperà la Chiesa italiana nel prossimo decennio. «Tutti abbiamo sempre bisogno di essere educati e di educarci: nessuno è arrivato», ha ricordato Bagnasco. Una operazione che richiede umiltà. «Invece ci scontriamo spesso con l’orgoglio e la presunzione: questa zizzania, che non si estingue mai dal nostro campo interiore, rende suscettibili per ogni più piccola cosa, per ogni soffio che non sia laudativo, che non riconosca i nostri meriti veri o presunti. Ci fa permalosi per ogni osservazione e contrasto alle nostre idee, ai nostri punti di vista, ostinati nei nostri programmi».
Al contrario l’umiltà fa rima con l’intelligenza. «I giovani hanno bisogno di vedere negli adulti delle persone libere: non perché fanno ciò che vogliono a capriccio, secondo gusti, voglie, interessi individuali. Liberi perché non sono ingiusti, perché fanno ciò che è vero e buono, perché seguono le regole, perché osservano le leggi, fedeli alla parola data e agli impegni assunti, decisi a fare il proprio dovere sempre, fieri di poter tenere la testa alta davanti a tutti perché a posto con Dio e con la propria retta coscienza. In definitiva «onesti e giusti». Ieri in mattinata c’è stata anche la Memoria del principio, la supplica alla Vergine, il saluto alle Guardie del mondo e la processione che ha preceduto la Messa del cardinale Bagnasco, che oggi celebrerà nel Santuario altre due Messe, una al mattino e l’altra al pomeriggio.
Mimmo Muolo – Avvenire, 29 agosto 2010