arte sacra firenze scultori non vedentiIl vero limite è solo nel pensare di non poterlo fare, il resto si impara. Per questo i diplomati di oggi sono alunni speciali di una scuola unica: alla Scuola di arte sacra di Firenze, con la presenza del sindaco Dario Nardella, della presidente della Scuola Stefania Fuscagni e del vicepresidente Paolo Blasi, si consegnano i diplomi a 13 scultori non vedenti. “Un corso di scultura per non vedenti – dice il direttore artistico della Sacred Art School Firenze, Giancarlo Polenghi - potrebbe suonare come un ossimoro. Invece siamo qui per imparare: il corso apre nuove prospettive di insegnamento della scultura per tutti, sia vedenti che non. La formazione artistica che proponiamo vuole aiutare a esprimere con la scultura i loro sentimenti e le aspirazioni più profonde”. E scorrendo la fotogallery sul sito della scuola http://sas-f.com/sacred-art-4-senses/ oppure sulla loro pagina Facebook non si può non emozionarsi davanti alla concentrazione e ai sorrisi intorno al tavolo di lavoro e alla soddisfazione una volta finite le opere. Un’esperienza originale, inclusiva e per nulla scontata, che ha fatto incontrare una delle eccellenze del nostro Paese con motivatissimi studenti che non si sono fatti scoraggiare da un diverso modo di “vedere” la composizione di una scultura.

Percorso didattico impegnativo. Grazie alla collaborazione di molti privati e alcune istituzioni pubbliche, gli allievi hanno potuto usufruire gratuitamente del corso, mentre l’Unione italiana ciechi e l’Unitalsi hanno facilitato gli spostamenti mettendo a disposizione i loro pulmini. Un corso intensivo, in cui gli studenti non vedenti hanno potuto avvalersi di un percorso didattico impegnativo, arricchito da visite di studio dedicate alla scoperta della bellezza delle opere d’arte con approfondimenti mirati su aspetti più peculiari. Così, i 13 studenti hanno visitato il Museo del Bargello e la Galleria degli Uffizi a Firenze, con la possibilità di “osservare con il tatto” alcuni dei capolavori qui custoditi e hanno ricevuto l’accoglienza della Scuola di Musica di Fiesole con un concerto del quartetto per archi Taag. Non solo, hanno anche seguito un laboratorio dal titolo “Luce dal sepolcro, la Sacra Sindone” con la sindonologa Emanuela Marinelli, e Monica Michelotti dell’Accademia di Belle Arti di Carrara per la realizzazione di un libro d’artista tattile. Sotto la direzione del maestro Marco Augusto Duenas, scultore spagnolo coadiuvato dallo scultore Fernando Cidoncha e dagli scultori Marino Ceccarelli e Nicola Hornaecker, gli artisti stanno dando vita alle loro opere d’arte che a settembre – grazie al supporto della Regione Toscana – saranno esposte all’Expo di Milano.

Opere realizzate. La Scuola di arte sacra di Firenze, fondata da un gruppo di artisti e artigiani su idea dello scultore irlandese Dony MacManus, raccoglie adesioni da tutto il mondo e a ottobre inizierà il suo quarto anno accademico. Gli studenti potranno frequentare il nuovo corso biennale con indirizzi pittura, scultura e oreficeria che si affianca al corso in artigianato e arte sacra della durata di un anno con laboratori di pittura, disegno, scultura, ebanisteria ed oreficeria. Così come caratteristico di una scuola-bottega, gli studenti hanno iniziato anche a lavorare su commissione. Tra le opere realizzate spicca la partecipazione alla costruzione della nuova chiesa di Concordia sulla Secchia, paese distrutto dal sisma del maggio 2012: oltre al dono di una Via Crucis in terracotta, è stata progettata e realizzata la cappella del S. Sacramento e quello della Madonna. Nel 2014 sono invece stati realizzati due dipinti di santi (San Josemaria Escrivá e la Beata Maria Cristina di Savoia) per la Chiesa parrocchiale di S. Maria Maddalena a Ischia. Infine, nel laboratorio di oreficeria si sta lavorando per un ostensorio per la cappella universitaria del Campus BioMedico a Roma. A conferma della vocazione internazionale dell’istituto, è stato siglato un accordo internazionale tra la Sacred Art School e il Museu de Arte Sacra Sao Paulo del Brasile per la formazione di allievi nell’arte sacra: i primi due studenti seguono il corso in artigianato e arte sacra attualmente in svolgimento.

Emanuela Vinai – Sir, 25 luglio 2015

galantino nunzio“È possibile costruire un nuovo umanesimo?”. È la domanda che pone monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nell’editoriale dell’ultimo numero del bimestrale culturale dell’Università Cattolica, “Vita e pensiero”. Per il presule, la risposta è positiva “se sappiamo riconoscere, accogliere e percorrere nuovamente, nel nuovo contesto culturale, la vicenda di Dio con l’umanità”. Nella Chiesa “sacramento di Cristo”, evidenzia monsignor Galantino, “possiamo riscoprire la nostra ‘altissima vocazione’: essere ‘misericordiosi come il Padre’”. “La novità dell’annuncio evangelico – prosegue il segretario generale della Cei – sta proprio nella misericordia”. È “in questa chiave che è possibile incontrare gli uomini feriti, l’umanità negata e aiutarla a guarire”.

In questo modo si può cogliere l’invito contenuto nella Traccia del prossimo convegno nazionale ecclesiale di Firenze, che richiama a “una maggiore responsabilità non solo nei confronti degli uomini del nostro tempo, ma anche della Chiesa”. Infatti, “ciascun cristiano deve farsi carico della propria fedeltà, deve scegliere se seguire o no il Signore”. Per questo, “già il cammino di preparazione, così come la celebrazione e quanto seguirà il convegno di Firenze – cominciando con il Giubileo straordinario della misericordia – chiedono a ciascuno di noi di prendere l’iniziativa”.

Il Vangelo, fa notare monsignor Galantino, “non è un’ideologia, proprio perché al centro c’è il Dio di Gesù, che si è presentato già a Mose come ‘Dio di misericordia’”. Gesù, chiarisce il segretario generale della Cei, “non esalta né condanna a un destino inesorabile: sceglie piuttosto di accompagnare il sofferente e l’abbandonato perché riconosce anche in coloro che sono più deboli la stessa dignità di chi è forte, ricco, sazio. Ci consegna il senso del nostro camminare insieme a lui, da cui viene anzitutto la capacità di guardare alle vicende concrete della nostra vita con occhi diversi”. Gesù, “come un bravo fisioterapista, riabilita le nostre fratture, aiutandoci – se vogliamo – a riscoprire la fisiologia del camminare”. Questo “non cancella la sofferenza”, “ma la rende sopportabile e soprattutto ci mette in grado di camminare di nuovo in modo sano”.

“Lo sguardo misericordioso di Gesù – aggiunge monsignor Galantino – ci mette in grado di incontrare l’uomo anche nell’epoca in cui ogni misura sana dell’umano – la ‘legge naturale’ – rischia di sembrare dimenticata, negata, persa nella confusione”. Il segretario generale della Cei ripercorre anche i cinque verbi proposti dalla Traccia del convegno di Firenze, le “cinque vie da percorrere insieme agli uomini del nostro tempo”: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare.