agostino ippona«Per sapere chi sono, occorre sapere ciò che amo e come lo amo». Per il grande filosofo francese Jean-Luc Marion, è la lezione centrale, quasi sempre mal compresa, che sant’Agostino e soprattutto le Confessioni continuano a rivelare in modo mirabile. L’uscita in Francia di Au lieu de soi, profonda e lunga interpretazione della filosofia agostiniana, ha già suscitato un vivo dibattito intellettuale, tanto le tesi di Marion restituiscono tratti fondamentali del vescovo di Ippona spesso ignorati anche da interpreti novecenteschi dai nomi particolarmente altisonanti, Heidegger compreso. Il saggio, destinato secondo molti a restare una pietra miliare per la comprensione di sant’Agostino, è stato appena tradotto da Jaca Book: Sant’Agostino. In luogo di sé (pp. 418, euro 32). Marion, eletto all’Accademia di Francia al seggio che fu del cardinale Lustiger, occupa pure, all’Università di Chicago, la cattedra che fu di Paul Ricoeur. In Italia, presiede l’Istituto degli studi filosofici Enrico Castelli, presso l’Università la Sapienza di Roma.

Professor Marion, sant’Agostino è stato commentato in ogni tempo. Occorreva proporne una nuova lettura?

«Da Cartesio fino ad Heidegger, si è cercato troppo d’imporre alleConfessioni un punto di vista metafisico, dopo letture dell’opera spesso incomplete. Sono rimaste ai margini le questioni dello stile, dello statuto e delle intenzioni dell’opera. Occorre dunque ancor oggi ricercare il punto di vista più autentico di sant’Agostino. In proposito, mi è parso chiaro che tutto deve essere compreso a partire dalla nozione di “confessione”. LeConfessioni si spiegano attraverso la nostra capacità di addentrarci nell’idea stessa di “confessione”».

Come occorre intenderla?

«La confessio è al contempo il riconoscimento delle proprie colpe e la confessione di fede, ovvero l’atto fondamentale della conversione. È un punto che, in uno dei suoi primi articoli, fu già sottolineato da Joseph Ratzinger. A partire da questa constatazione, si scopre la ragione per cui sant’Agostino mescola, in un modo che sarà mal giudicato da tanti filosofi posteriori, confessione di fede, preghiera e riflessione teorica. Così compresa, la confessione vuol dire che Dio non è l’oggetto del discorso, ma l’interlocutore del discorso. Le Confessioni non parlano di Dio, ma a Dio. Per questo, le preghiere che aprono e chiudono i capitoli sono sempre citazioni dalla Bibbia. Possiamo parlare a Dio solo perché Dio ci ha già parlato. Si tratta dunque di una risposta. Parliamo a Dio con le parole che Dio ci ha donato. Quest’approccio rappresenta la rivoluzione di sant’Agostino, anche se naturalmente non fu né il primo, né l’ultimo a coglierlo. Ma nessun altro ha saputo strutturarlo in modo così limpido e profondo».

Come valutare l’opera di sant’Agostino rispetto agli sbocchi nichilistici di una parte del pensiero moderno?

«È più vicino a una situazione di uscita dal nichilismo di quanto si possa immaginare. Si prenda ad esempio il conflitto fra determinismo e libertà, o fra grazia e libero arbitrio. È una contraddizione, fra principio di ragion sufficiente e primato dell’ego, tipicamente metafisica. Per sant’Agostino, invece, la libertà è ciò che Dio solo può darmi, poiché non posso approdarvi altrimenti. Questo ribaltamento di situazione rivela bene la crisi dell’ideologia classica della morte dell’Uomo, nel senso di Nietzsche e poi di Foucault, ovvero il carattere mitico, non reale, dell’autodeterminazione dell’ego. Del resto, persino Sartre non ci credeva».

Da più parti, s’invoca oggi la necessità di una valorizzazione del dono, già nella vita civile. La lettura di sant’Agostino può nutrire e arricchire questi bisogni?

«È il pensatore essenziale del dono, ma occorre saperlo leggere come tale. Chi ha una concezione debole del dono, com’è spesso il caso oggi, può continuare a leggere sant’Agostino senza giungere al nocciolo. Per questo, sant’Agostino non è alle nostre spalle, ma invece ci sta ancora attendendo».

Daniele Zappalà – Avvenire, 12 settembre 2014

Leggi qui l’intervista integrale.

Il quinto Convegno ecclesiale na­zionale previsto a Firenze dal 9 al 13 novembre del prossimo anno sbar­ca su internet con un nuovo sito web e lancia un concorso per il logo. L’annuncio è stato dato duran­te l’ultimo incontro del Comita­to preparatorio che ha anche la­vorato sulla ‘traccia’ di discus­sione che si sta stilando per gli ‘Stati generali’ della Chiesa ita­liana che avrà come tema In Ge­sù Cristo il nuovo umanesimo.

Del nuovo sito e del logo, che verrà scelto entro l’8 dicembre, ha parlato ieri mattina la pro­fessoressa Chiara Giaccardi che ha illustrato agli altri membri del Comitato – che raccoglie i delegati (vescovi, preti, religiose, laici) delle Re­gioni ecclesiastiche – le caratteristiche della nuova «Area social» che servirà da una parte a diffondere dall’alto in bas­so testi, documenti e materiali utili per la preparazione del Convegno di Firen­ze e dall’altra raccogliere, con un movi­mento inverso, notizie, esperienze, ini­ziative che provengono dal territorio: da diocesi, associazioni, movimenti e i­stituti. Una «Area social» che cercherà di sfruttare tutte le potenzialità espres­se dai nuovi media tramite anche Face­book, Twitter e Youtube (dove verranno diffuse anche pillole di interviste video a «Very Important Humans»). Nel sito ci sarà spazio anche per alcune rubriche, tra cui una dedicata a «Le parole dell’u­mano », una specie di vocabolario utile a illuminare una comprensione corret­ta di termini usati tutti i giorni ma che spesso vengono snaturati dall’uso che ne viene fatto.

Buona parte della seduta di ieri matti­na è stata poi dedicata al dibattito sul­la bozza di traccia che era stata presen­tata venerdì poi discussa nell’ambito di cinque distinti gruppi di studio. Gli a­nimatori di ciascuno di questi gruppi ha presentato le osservazioni a nome di tutti i componenti. Non sono poi man­cati interventi di singoli. Dal dibattito, come sempre in questi casi, sono emersi apprezzamenti e criticità. Con nume­rose indicazione per migliorare il testo sia nel linguaggio che nei contenuti.

L’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, presidente del Comitato preparatorio, che ha ascoltato gli interventi insieme ai vice per il Centro (il vescovo Man­sueto Bianchi, assistente generale del­l’Azione cattolica) e per il Sud (il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti), ha ringraziato per i contributi ricevuti e ha specifi­cato che i destinatari naturali della traccia in preparazione sono gli operatori pastorali, tut­ti coloro cioè che sono impe­gnati nell’educazione e nella formazione di altre persone, come i catechisti e gli anima­tori. Saranno loro poi a dover­lo «sminuzzare» per i semplici fedeli nelle varie realtà eccle­siali. Per questo l’obiettivo è quello di poter diffondere il testo definitivo del­la ‘traccia’ un anno prima della cele­brazione del Convegno ecclesiale.

L’arcivescovo di Torino ha poi indicato l’opportunità che nel sito del Convegno ci sia «una finestra dedicata ai giovani e gestita da giovani». E tra i membri più giovani del Comitato preparatorio è già in cantiere l’idea di creare un «gruppo Google» per continuare anche a di­stanza il lavoro in vista dell’appunta­mento di Firenze.

Gianni Cardinale – Avvenire, 14 settembre 2014

sgreccia librio angelo serraÈ da poco in libreria “Un ponte per il futuro. L’eredità di padre Angelo Serra tra genetica, medicina e bioetica” (Cantagalli 2014, pp. 430, € 19,90). Il volume raccoglie alcuni dei più significativi contributi di padre Angelo Serra comparsi sulla Rivista Medicina e Morale, dedicati ai rapporti tra la genetica umana e le sue applicazioni in ambito bioetico a partire dall’anno 1974 al 2004.

“In 30 anni densi di scoperte e di dibattiti etici – scrive nella presentazione il cardinale Elio Sgreccia – Angelo Serra ci ha aiutato a porre i problemi del rapporto fra la conoscenza delle condizioni della vita prenatale e l’etica, cioè il corretto uso delle possibilità diagnostiche a beneficio e non a distruzione della vita concepita. Tutto questo è scaturito nel confronto chiaro con la sua pacata obiettività e fedeltà alla scienza, con la sua rettitudine sempre coerente e con la sensibilità sociale, quasi affettiva, verso le famiglie e i casi che seguiva fino in fondo, rispettoso delle responsabilità altrui, ma fedele alle proprie convinzioni morali e al senso della carità cristiana”.

I temi affrontati dallo scienziato spaziano dall’ingegneria genetica alla diagnosi prenatale, dalla riproduzione assistita ai principali nodi della bioetica oggi. Di padre Serra il professor Adriano Pessina, docente all’Università Cattolica di Milano, ha affermato che chi studia i suoi scritti “comprende che cosa significa praticare la scienza senza farsi condizionare da presupposti filosofici o teologici, ma anche senza farsi imbrigliare in pregiudizi utilitaristici. Ha condotto i suoi studi mostrando come il nesso tra la sperimentazione richiesta dalla scienza e la fedeltà al rispetto dell’uomo, in tutti gli stadi della sua esistenza, fosse una risorsa e non un limite al progresso”.

In apertura, il volume contiene anche un testo di padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, in memoria di padre Angelo Serra s.j. “Entrare a contatto stretto, come lui ha fatto, con la creazione nella materialità, specialmente in quella legata al corpo umano – scrive Spadaro – porta le persone spirituali ad essere umili perché permette di capire bene quanto fragili siamo, quanto fatti di carne e sangue siamo, quanto basti poco ad alterare equilibri perfetti”.