Oggi alla locuzione ‘identità personale’ possono essere attribuiti vari significati, che ruotano tutti attorno a un unico denominatore: l’identità umana è la formula che riassume ciò che rende una persona quella che è; il ‘chi sono io’ è diventato sinonimo di ‘che cos’è l’umano’. Tale ‘questione’ assume oggi in particolare un peso notevole in rapporto all’ostentato dominio della scienza e della tecnica, che intendono costituirsi come paradigma unico e universale nel farsi dell’umano, proprio della post- modernità. In questo contesto i diversi saperi si sentono impegnati a pronunciarsi autorevolmente intorno alla questione seducente dell’identità umana, e tra questi non manca di farlo la teologia con uno stile di confronto dialogo con quanti intendono dire l’humanum dell’uomo, che si traduce nella molteplicità delle esperienze.

Analizzare il rapporto tra identità e corpo significa in primo luogo chiarire cosa s’intende quando si parla d’identità personale, visto che l’identità personale non rinvia a una questione unica ma a una serie di interrogativi e di perplessità metafisiche che possono di volta in volta essere più o meno chiaramente formulate. La questione dell’identità dell’uomo è un fenomeno polivoco, che coinvolge, cioè, aspetti, dimensioni e piani diversi, creando imbarazzo proprio per questo tutte le volte che si tenta di fare una trattazione unitaria. L’uomo, dal dato rivelato, è creato a immagine e somiglianza di Dio, pertanto Dio entra nella sua auto-comprensione, perché è proprio la dimensione teologica della persona che impedisce che l’uomo sia considerato solo nella sua sfera biologica. Nessuna legge fisica o chimica, nessun sapere filosofico o psicologico, riuscirà mai a spiegare compiutamente perché una persona dica a a un’altra persona ‘io ti amo’, e con questa affermazione riveli la sua identità e il mistero profondo che lo abita.

La concezione dell’uomo come immagine di Dio, proposta dall’antropologia cristiana e contestata dall’antropologia laica, se correttamente intesa e articolata è in grado di garantire e difendere l’humanum dell’uomo, poiché «il rapporto con Dio conforma la nostra identità e viceversa ». L’ecce homo della cultura postmoderna e post-umana si ferma all’apparenza, il cristianesimo è religione dell’evento di un Dio fattosi carne. In quanto tale è al servizio dell’intento profondo dell’Incarnazione, cioè la salvezza integrale dell’uomo, la cui verità umana è mostrata senza equivoci nel Verbo Incarnato, l’uomo vero: Ecce homo.

La specificità della riflessione bioetica auspica di porre sempre attenzione all’insorgere di nuovi paradigmi antropologici che interpellano ed esigono risposte nuove, perché sono nuovi gli interrogativi morali ed etici posti in gioco alla nostra riflessione bioetica che non rinuncia, sempre e comunque, a sostenere un’interpretazione sostanzialista della persona. Le scoperte più importanti aprono nuove direzioni di ricerca e nuove attività culturali, filosofiche e scientifiche. Esse servono come locus anthropologicus quando generano questioni fondamentali sull’origine, lo status, la struttura, il comportamento, l’identità, i limiti e il destino degli esseri umani.

La ricerca di un fondamento teologico non è da intendersi come qualcosa di nuovo rispetto a quanto già l’antropologia teologica non abbia fatto, individuare invece un fondamento teologico della bioetica significa muoversi su un terreno completamente diverso, poiché siamo dinanzi a un problema specificamente ontoteologico, iscritto nello statuto epistemologico della bioetica stessa. Per questo la bioetica o, meglio ancora, una bio-onto-etica, può assolvere un ruolo essenziale nell’opera di custodia della verità dell’uomo, tenuto conto di come in essa venga a costituirsi uno speciale crocevia dove scienza- teologia- tecnica-antopologia si incontrano.

Mons. Antonio Staglianò

Avvenire, 16 ottobre 2014

Per immedesimarsi in Johannes Gutenberg basta un minuto o poco più. Il tempo di inchiostrare la lastra, applicare il foglio di carta, passare tutto sotto il torchio. Il risultato è un quadretto con citazione dai Salmi o da san Paolo offerto con i complimenti di Bibelmobil, uno dei tanti progetti di diffusione della Bibbia presenti nel settore tedesco della Buchmesse. Nella terra di Lutero la Scrittura viene prima di tutto, ma tra i best seller della fede spicca il benedettino Anselm Grün. Amatissimo in Italia, padre Anselm è tradotto anche negli Usa su iniziativa della Paulist Press in un ristretto drappello di maestri della spiritualità che comprende Enzo Bianchi, Carlo Maria Martini e José Tolentino Mendonça, il sacerdote-poeta portoghese che in patria è una vera celebrità. Il suo nuovo libro, Mistica dell’istante, esce da Paulinas(corrispettivo lusitano delle nostre Paoline) in una tiratura di 15mila copie.

E l’effetto Francesco? La Buchmesse del 2013 era stata letteralmente travolta dall’elezione del Papa argentino. Ora, a un anno di distanza, l’attenzione si sta focalizzando in maniera diversa. «Ci si concentra di più sul retroterra di Bergoglio, sugli elementi costitutivi della sua formazione », spiega Lorenzo Fazzini della Emi, che ha in calendario per i prossimi mesi l’Introduzione alla teologia del popolo di Enrique Ciro Bianchi, subito intercettato da molti osservatori stranieri. Ma incuriosiscono anche i retroscena di vita quotidiana descritti da Aldo Maria Valli in Con Francesco a Santa Marta, una delle proposte dell’Àncora più apprezzate alla Buchmesse. La situazione avvantaggia inoltre le Publicaciones Claretianas, che detengono i diritti dei testi pubblicati dal cardinal Bergoglio nell’epoca in cui era arcivescovo di Buenos Aires. «È stata l’occasione per farci conoscere », spiega direttore del gruppo, padre Fernando Prado Ayuso, aggiungendo che il sussidio di spiritualità quotidiana Palabra y Vida (già disponibile in dieci lingue) riporterà nel 2016 i testi del cardinale Gianfranco Ravasi.

La conferma più autorevole viene da don Giu- seppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana: «Le pubblicazioni del Papa sono ancora richiestissime – dice –. In questo momento si privilegiano le raccolte di testi a tema, a partire dalle catechesi del mercoledì e degli Angelus domenicali, e senza dimenticare le riflessioni sulla famiglia, le omelie, le interviste. L’interlocutore principale continuano a essere gli Stati Uniti, che coprono il 30% dei diritti esteri venduti dalla Lev. Non mi riferisco solo ai libri di Francesco, ma anche al filone della mistica contemporanea e ad alcuni sussidi specifici, come quelli indirizzati ai consacrati e alle consacrate».

Lo stand francofortese della Lev ospita un avamposto della Conferenza episcopale statunitense, che lo scorso anno ha visto balzare in testa alle classifiche Amazon la versione americana del Catechismo. È un altro indizio da tenere in considerazione: insieme con gli approfondimenti sul futuro della famiglia, i sussidi per l’iniziazione cristiana sono una delle costanti di questa Buchmesse. La domanda più consistente proviene dai Paesi dell’Est europeo e dell’America Latina, con una gamma di richieste che va dagli opuscoli devozionali agli strumenti per l’evangelizzazione di adulti e ragazzi. Un’area in cui hanno una posizione consolidate sigle come Elledici (che, in vista del bicentenario del 2015, promuove l’innovativa biografia Don Bosco, una storia senza tempo di Domenico sr, Renzo e Domenico jr Agasso), le Paoline (qui a tenere banco sono i libri per bambini, tra cui il sorprendente Mi confesso anch’io! di don Tonino Lasconi) e la più giovane Effatà (benissimo la spiritualità familiare, ma molto attraente risulta anche la collana di narrativa biblica «Scrittori di Scrittura»).

«Stiamo attraversando una fase ancora delicata – avverte padre Alberto Breda, amministratore delegato di Edb – e il rischio da evitare è quello di un’eccessiva sovrapposizione su argomenti e proposte. In questa fase l’editoria religiosa italiana riesce a vendere all’estero più quanto riesca ad acquistare e questo costituisce una criticità da non sottovalutare». La nostra saggistica di qualità, in ogni caso, non è penalizzata. Lo ribadiscono le valutazioni di case editrici comeQueriniana («Il libro teologico si è sempre difeso bene», ammette con un certo orgoglio padre Rosino Gibellini nel segnalare l’interesse riscosso da La Chiesa cattolica verso la sua riforma di Severino Dianich e La trasmissione della fede di Bruno Forte), il tandem Morcelliana-La Scuola (il direttore editoriale Ilario Bertoletti è molto soddisfatto dell’accoglienza riservata a Quale Gesù? di Paolo De Benedetti) e la stessa Edb, che ha in programma, tra l’altro, Le imprese del patriarca di Luigino Bruni: il volume, che raccoglie gli articoli sulla Genesi apparsi ogni domenica su Avvenire, è all’esame di moltissimi editori stranieri.

Una possibile svolta è intravista da don Giacomo Perego, direttore dellaSan Paolo: «Sia nell’area anglosassone sia in quella di lingua spagnola – sottolinea – i grandi gruppi editoriali stanno valutando l’apertura di settori dedicati al libro religioso. Se così fosse, le case editrici italiane potrebbero presto contare su una rete di relazioni internazionali decisamente più solida. Si libererebbero risorse, saremmo nella condizione di tornare a investire ». È un’esigenza avvertita anche dal presidente dell’Unione editori e librai cattolici italiani ( Uelci), Gianni Cappelletto, che nella sua qualità di direttore del Centro Ambrosiano ha presentato con ottimi risultati non solo la meditazione del cardinale Angelo Scola in vista di Expo 2015, Cosa nutre la vita?, ma anche i numerosi titoli di Giovanni Battista Montini presenti in catalogo. «Quest’anno alla Buchmesse gli editori cattolici sono meno numerosi rispetto al passato – conclude – ma quelli che ci sono ragionano tutti in termini di rilancio ».

Alessandro Zaccuri – Avvenire, 11 ottobre 2014

siloe 2014La cura e l’attenzione per l’ambiente, inteso nella sua accezione ampia di spazio vitale per gli esseri viventi, è sicuramente una delle urgenze che caratterizzano il secolo presente. L’attuale stile di vita assunto dal genere umano nel suo insieme, infatti, sta progressivamente e costantemente degradando la “casa” in cui tutti viviamo, erodendo in maniera irreversibile le risorse naturali e alterando l’equilibrio dell’intero ecosistema. Anche Papa Francesco, intervenendo a tal proposito, ha voluto ricordare come “il creato non è una proprietà di cui possiamo spadroneggiare a nostro piacimento, tanto meno una proprietà di pochi. Ma è un dono che Dio ci ha dato affinché ne abbiamo cura e lo utilizziamo a beneficio di tutti, sempre con grande rispetto e gratitudine” (Ud. Gen. 21 mag 2014).

Di fronte ad una simile contingenza, ecologia, etica, antropologia e teologia da una parte, politica, scienza, economia e demografia dall’altra, tentano di convergere al crocevia della salvaguardia dell’ambiente per individuare percorsi ed iniziative che possano garantirne la custodia e la promozione, in una prospettiva di reale sostenibilità per le generazioni avvenire. Purtroppo, interessi confliggenti e scontri tra ideologie, mostrando uno sguardo sul futuro del tutto miope, hanno finora prodotto pochi risultati concreti, ancora largamente insufficienti e, di conseguenza, molto preoccupanti. A fronte di questo scenario critico, non mancano comunque iniziative e occasioni di riflessione, studio e dibattito sul tema, per lo più finalizzate alla diffusione di un nuovo approccio etico-culturale della questione.

La comunità monastica. In questa direzione è sorto e prosegue l’impegno e le iniziative della comunità monastica di Siloe, presso Poggi del Sasso (Gr), sotto la guida di fra’ Roberto Lanzi, uno dei fondatori del monastero e responsabile del Centro Culturale San Benedetto. Fin dalla sua nascita (1997), infatti, questa giovane comunità (di regola benedettina) manifesta la propria attenzione per il creato e l’ambiente, all’insegna di un nuovo umanesimo ecologico che intrecci la custodia dell’ambiente con quella delle relazioni interumane e con una forte attenzione per le generazioni future. Tra le tante attività promosse, il Monastero di Siloe di recente ha anche contribuito insieme ad altri cinque centri (la rivista Aggiornamenti sociali, il Centro di etica ambientale di Bergamo, il Centro di etica ambientale di Parma, la Fondazione Lanza di Padova) alla formazione di una Rete per l’etica ambientale, una collaborazione fattiva per richiamare la centralità dei temi legati all’ambiente e alla sostenibilità, ponendosi come interlocutrice credibile per le istituzioni, capace di interagire con il mondo dell’economia, della politica, della cultura e dell’educazione.

Custodi e mediatori. “Cosa sta accadendo nella realtà urbana?” si è chiesto fra’ Roberto Lanzi durante un recente incontro di presentazione della Rete, “L’80% di chi bussa al nostro monastero viene dalle aree metropolitane. C’è un grande bisogno di ricostruire le proprie identità e le relazioni umane. Per custodire il Creato ci vogliono custodi, persone ricostruite, mediatori tra l’uomo e Dio. Tutti devono prendere in mano la parola di Dio nascosta nella realtà e gestirla nel modo corretto, ripristinare il giusto ponte tra l’uomo e Dio”. Dunque, il punto di partenza è la centralità della questione ambientale che, nell’ottica della Rete per l’etica ambientale, non è più un tema tra gli altri, ma è diventato ‘il tema’ che determina tutti gli altri.

Il manifesto della Rete. Presentato pubblicamente lo scorso luglio, il testo è stato redatto come una ‘carta d’intenti’ riassuntiva dei principi base cui s’ispirano le varie iniziative dei centri promotori. Di cosa si tratta? Eccone l’elenco:

- l’essere umano dovrebbe porsi di fronte alle realtà ambientali riscoprendo il forte legame che lo unisce ad esse, e quindi con atteggiamenti di cura e responsabilità, consapevolezza e rispetto;

- la diversità che contraddistingue i viventi in ogni loro espressione (sul piano biologico, culturale, religioso, etico, ecc.) è una ricchezza del pianeta e come tale va tutelata;

- gli ecosistemi, che intrecciano realtà viventi e non viventi, sono realtà dinamiche, complesse e strettamente interrelate; il valore di viventi e non viventi non è quindi riducibile al solo soddisfacimento dei bisogni dell’uomo;

- per garantire il benessere delle presenti e future generazioni, l’agire umano deve essere guidato da principi e valori come: precauzione, prudenza, sobrietà, equità, limite, solidarietà, tolleranza, accoglienza.

Nuova mentalità diffusa. Certo, la problematica della custodia dell’ambiente e dell’ecosostenibilità rimane cosa alquanto complessa e difficile da risolvere, anche per i preposti organismi internazionali, ma non si può che plaudire a simili iniziative, i cui sforzi possono contribuire sostanzialmente, pur nel loro limitato raggio d’azione, al sorgere di una nuova mentalità diffusa, che ci veda tutti responsabili ed artefici in prima persona della custodia del creato.

Maurizio Calipari – Sir, 10 ottobre 2014